Voto

7

A distanza di due anni dall’ultimo album da solista (Sotto Casa, 2013), torna il cantautore romano con la sua ultima fatica discografica. Sperimentazione, linearità di testi e quella vena un po’ malinconica presente nei testi di Verso un altro immenso cielo e In breve fanno di Maximilian un perfetto mix di sonorità altalenanti condite da una linea di basso sempre presente e ben marcata.

L’album, che prende il nome dall’alter-ego del signor Gazzè, presenta l’innesto sperimentale del sintetizzatore modulare, rendendo vivace e armonico un disco che altrimenti sarebbe stato “il solito lavoro pop”. In Maximilian è presente anche una collaborazione, nel brano Disordine d’Aprile, con Tommaso Di Giulio, cantautore in attività da 5 anni e molto conosciuto all’interno della scena romana.

Il disco segue un filo logico ben definito, presentandosi sotto varie forme e colori. Mai banale e scontato, propone tematiche sociali importanti ad esempio in Un uomo diverso, relativo al dilemma riguardante il voler cambiare se stessi per essere accettati, o in Mille volte ancora, teorizzato come una lettera di un padre a un figlio, brano nel quale Gazzè incita a “non adagiarsi mai su una relazione affettiva del genere, ma [a] ricominciare sempre, [ad] alimentare l’amore”.

“Il tempo non cambia ma tutto cambia nel tempo”, e possiamo sicuramente affermare che quest’album ne è la prova.

Sabino Forte