Voto

5.5

Pochi gruppi sono stati in grado di far corrispondere il proprio sound al proprio nome come i Mastodon: riff di chitarra massicci, arpeggi ipnotici, una solida base ritmica di basso e batteria, un misurato uso di effetti al servizio di brani progressive e a tratti psichedelici. Un sound, appunto, mastodontico. Nella loro relativamente breve carriera i Mastodon hanno sperimentato in varie direzioni, e grazie anche ai loro due album più riusciti, Leviathan (2005) e Crack the Skye (2009), si sono guadagnati una solida reputazione.

Nell’album precedente all’ultimo, Once More ‘Round the Sun, i Mastodon erano riusciti a trovare un efficace compromesso tra linearità della tracklist e fedeltà al loro stile, che prevede spesso brani progressive di notevole durata e complessità. Il recente Emperor of Sand, invece, è di difficile definizione; ciò che impressiona e a volte confonde è la grande quantità di riff diversi in ogni brano, che pur essendo ben connessi tra loro possono rendere spaesato l’ascoltatore, soprattutto se neofita della band. Procedendo nell’ascolto si notano un maggiore uso di effetti rispetto a lavori precedenti del gruppo e una certa varietà di voci soliste, indice quest’ultimo di un maggior discernimento nella scelta del cantante giusto per ogni traccia (storicamente, tre dei quattro membri del gruppo si sono sempre alternati al microfono).

Nonostante i testi profondi, la riprovata abilità tecnica e la grande varietà di suoni, ormai marchio di fabbrica dei Mastodon, in Emperor of Sand vengono a mancare quei brani memorabili e di grande effetto che facevano da costante negli album precedenti. La maggior parte dei pezzi di quest’ultimo lavoro, invece risulta un collage un po’ forzato di riff che lascia poco o nessun respiro.

Leonardo Fumagalli

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