Voto

8
 

Ed è così che il cantante – ma soprattutto produttore – Mark Ronson decide di rallegrare le nostre giornate a colpi di stile, di nuovo. Ogni album è uno scrigno: contiene un’esplosione di tesori inaspettati, che ci rifila uno dopo l’altro, senza lasciarci il tempo per riprendere fiato e riflettere su quanto accaduto. Il punto della questione – asso nella manica di Ronson – è questo travolgimento di cui ci sentiamo liete vittime, l’uragano di novità che ci cattura nel suo vortice, e ci riporta velocemente ai tempi della dancefloor e del soul. Sempre cool, non lascia nulla al caso: il suo lavoro ci accompagna gradualmente dentro ad un clima ormai passato e difficile da ricreare, ricostruendone perfettamente l’architettura. Bastano pochi minuti e crederete di indossare i suoi stessi – vecchi – abiti!
Improvvisamente, e senza il nostro consenso, ci ritroviamo in un’orda di suoni, in un miscuglio di generi musicali che sanno però perfettamente corrispondersi e richiamarsi l’un l’altro, in un insieme armonico che acquista il sapore dell’unità.

E se i suoi precedenti album erano già colmi di esplosivo, pronto a esplodere non appena schiacciato il tasto play, Uptown special non può che avere l’effetto distruttivo di una bomba atomica: rade al suolo tutto e dalle macerie genera una vera e propria passione per questo genere musicale, anche in chi non gli aveva mai prestato orecchio prima d’ora. È ufficiale: Mark Ronson ha preso alla lettera le parole “Voglia di vivere saltami addosso”, e io non auguro a nessuno di salvarsi.  

Già dalla prima traccia è viva l’impressione di entrare in una discoteca anni novanta: Uptown first finale è l’intro – dal featuring mozzafiato – che vi accompagna gentilmente al bancone per ordinare un drink. La discoteca è ancora quasi vuota, l’atmosfera un po’ fredda. Una volta ottenuta la prima dose di alcool necessaria a scaldarvi, inizia Summer Breaking con la voce di Kevin Parker. Vi guardate intorno: ballerini precoci sono già accoppiati in pista, la palla di vetro gira in solitudine, disegnando figure geometriche sui volti e sugli abiti. All’improvviso il vostro incanto viene intenzionalmente interrotto da Feel Right, il cui rap cantato di Mystical – dalla voce poco gentile – vi ricorda dove siete e costringe la vostra testa a muoversi, seguendo il ritmo. Ma è soltanto con Uptown Funk di Bruno Mars – la Blue Magic del disco – che verrete risvegliati dal torpore: il locale esplode e voi dimenticate la dignità cimentandovi in mosse imbarazzanti, invitando a ballare qualunque minigonna vi passi accanto. Il ritmo movimentato si conserva gelosamente con I can’t Lose: la via che conduce alla perdizione è quella da voi ora inoltrata, non ci sono dubbi; e non sarà di certo Daffodils, con il ritorno di Kevin Parker, a salvarvi: le vostre mosse non faranno altro che accentuarsi e la vostra convinzione raggiungerà il culmine. Ma – colpo di scena – l’atmosfera viene spezzata da Crack in the Pearl – feat. Andrew Wyatt – che trasforma il movimento concitato dei pezzi precedenti in un lento piuttosto cool: siete finalmente giustificati a danzare il più vicino possibile alla vostra provvisoria dolce metà. Con In case of fire, Leaving los feliz e Heavy and Rolling, l’andamento della serata si stabilizza, lasciandovi liberi di scegliere se restare fedeli alla pista, o abbandonarla in nome dell’alcool e di nuove conoscenze.
La storia della vostra indimenticabile notte viene infine riassunta nel magnifico finale: Crack in the Pearl pt. II, alla cui creazione hanno preso parte l’innegabile talento di Stevie Wonder e Jeff Bhasker.

Il risultato è una musica che trapassa le tempie e invade il cervello, un ritmo che ti possiede e che ascolterete fino alla nausea.

Un’overdose di allegria, un ritorno al passato: un viaggio verso una realtà concreta ma raggiunta e condita con la fantasia. Vi risveglierete da questo iter esausti, ma indubbiamente soddisfatti, a riprova della magia nera praticata da Ronson. Nessun rogo per questo abile stregone e parecchio divertimento per tutti è quello che sono lieta di assicurare!

Federica Romanò