Voto

5
 

Dopo lo struggente Lion – La strada verso casa, il giovane registra australiano Garth Davis ci riprova, emozionando il pubblico con un salto temporale di duemila anni. La storia è nota a tutti: Maria di Magdala, detta Maria Maddalena, è una devota seguace di Cristo che soltanto dal 2016 la Chiesa Cattolica redime dalla erronea identificazione della prostituta che lava i piedi al Maestro, appellandola ora come “prima discepola”.

Partendo da questo assunto, svelato dai titoli di coda, la pellicola mette insistentemente al centro delle inquadrature lo sguardo vacuo e inane di Rooney Mara, la cui blanda recitazione non rende giustizia al ruolo di protagonista. Nessuna determinazione vibrante, nessuna rinascita evidente o rivoluzione emotiva. Se al coro dei personaggi non sono attribuibili particolari meriti a causa di una sceneggiatura forzatamente moderna,  Joachin Phoenix, che interpreta il Rabbi, ha tutte le carte in regola per bucare lo schermo, ma la sua interpretazione pecca in potenza e decisione, mostrando un Gesù tormentato e solitario che alla comunità, all’amicizia e alla comprensione preferisce la meditazione e il mistero.  
           
Abbagliato dal Vangelo secondo Matteo di Pier Paolo Pasolini, Davis non ne assimila tuttavia che una piccolissima parte, quando nell’ormai classica asse Matera-Gerusalemme mostra una suggestiva scenografia, a cui poi accompagna pittoresche riprese dall’alto. Mentre è dalla luce sempre fioca e crepuscolare che nasce la fotografia di Greig Fraser, delicata e femminile a tratti, i cui fotogrammi dai colori pastello lasciano spazio a una virata verso una desaturazione che indovina la rappresentazione di un lontano passato.

Agnese Lovecchio