Voto

7

Quando qualche mese fa il signor Brian Hugh Warner disse che il suo nuovo disco sarebbe stato molto “cinematografico” e blues mi trovai subito incuriosito, ma presi con le pinze – come capita ormai da molti anni a questa parte quando si parla di Marilyn Manson – le sue dichiarazioni; spesso e volentieri fa tutto il contrario di quello che dice.

Questa volta, però, sembra aver rispettato la sua parola: The Pale Emperor è un album concreto, il concept è il più curato, interessante e ispirato degli ultimi dieci anni di carriera del “God of Fuck” e probabilmente il più personale – insieme a Eat Me Drink Me – per quanto riguarda i testi (Third Day Of A Seven Day Binge e The Mepistopheles Of Los Angeles).

Il Marilyn Manson del 2015, che dir si voglia, è molto più interessante di quanto si possa pensare. Magari non per i nostalgici, e forse nemmeno per le metalhead a cui – ad ogni giro – dedica un bel contentino (vedi Deep Six). Per chi invece è interessato alla metamorfosi dell’artista questo è sicuramente un album da non prendere sottogamba.

Christopher Lobraico

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