1. Una storia singolare

Dallo scorso dicembre è disponibile su Netflix la prima stagione di Lucifer, serie tv americana nata dalla trasposizione televisiva dell’omonimo fumetto sul piccolo schermo. La serie cavalca l’onda di successo degli antieroi, mostrando senza filtri Lucifer Morningstar, ovvero il diavolo, che, presosi una vacanza dal suo confortevole regno, decide di andare a Los Angeles, la città degli angeli, e aprire un locale che presto diventa di tendenza. Interpretato da un affascinante Tom Ellis, Lucifero è molto più umano di quanto sembri: è arrabbiato con il padre, prova sentimenti anche se non lo vuole ammettere e, ovviamente, si abbandona a passioni sfrenate. La trama prende vita quando Lucifero decide di aiutare la detective Chloe Decker (Lauren German) a risolvere crimini, infittendosi man mano che entità soprannaturali entrano a far parte dell’intreccio della storia.

2. Una combinazione azzardata

Ciò che rende unico Lucifer è la combinazione di generi differenti quali fantasy, horror, poliziesco e azione; una combinazione che tuttavia, a lungo andare, per quanto non sfoci mai nel ridicolo, risulta piuttosto azzardata. Uno dei poteri del diavolo, infatti, è quello di scatenare ogni tipo di passione negli esseri umani e di fargli confessare i loro peccati, riducendo tutti gli interrogatori con Satana a un discorso a senso unico che smorza nettamente la componente poliziesca della serie. Per quanto riguarda l’azione e il fantasy, entrambe le componenti risultano bilanciate e funzionali alla trama, grazie anche a soluzioni di trama credibili. La componente sessuale, inevitabile in una serie che vede il diavolo come protagonista, non viene usata a sproposito, anzi, spesso dà vita a divertenti gag comiche.

3. Un tema colossale

Il tema della religione è più che presente nella serie, ma non viene usato come cartina di tornasole delle incoerenze della società cristiana odierna: la fede serve come pretesto per guardare alla natura umana con uno sguardo più ampio, proponendo riflessioni non scontante. Grazie alla caratterizzazione di Lucifero, che risulta essere il più umano di tutti i protagonisti, il male viene individuato in quelle passioni incontrollabili e in quegli istinti primordiali che rendono l’uomo semplicemente “umano”. L’eccesso della natura umana di Lucifero viene contrapposto alla figura della donna-angelo (e anche atea) impersonata da Chloe Decker, che non a caso è una detective, mettendo così in rilievo il provocante paragone tra istituzione umana e istituzione religiosa, tra legge dell’uomo e legge di Dio.

4. Una nota dolente
 

C’è solo un personaggio che stona con il resto della trama. Amenadiel (Kevin Alejandro) è un angelo che è stato mandato da Dio sulla Terra per riportare Lucifero all’Inferno, dato che la sua assenza sta creando non pochi problemi. L’errore di fondo è stato quello di tentare di rendere “umano” l’angelo, che umano non è: si presenta come un indissolubile difensore della giustizia, rigoroso e incorruttibile, ma durante il suo soggiorno sulla terra assume progressivamente connotati tutti umani, tanto che cerca di trarre in inganno il diavolo e, addirittura, finisce a letto con un demone. Non solo, un’altra qualità del diavolo è quella di riuscire ad attrarre sessualmente qualunque essere umano sulla faccia della Terra (questo perché, in fondo, tutti abbiamo tendenze “peccaminose”), ma il suo carisma non sembra avere effetti sulla giovane detective, che, al contrario, è sessualmente attratta dall’angelo. Questa dinamica trasforma la questione religiosa in una barzelletta: se anche un angelo non è un faro di luce tra le tenebre, qual è il senso dell’esistenza di Dio?

5. Una storia di umanità e cambiamento

Nei Vangeli Gesù compie ogni tipo di azione, tranne una: non ride mai. In effetti, c’è poco da ridere: trasformava l’acqua in vino e lo hanno crocefisso. La storia dell’umanità è la storia del cambiamento, e la risata, in particolare, segna una svolta in una comunicazione: con una risata tutto si può sfumare o cambiare stato, si ride persino della morte di una persona per sdrammatizzare una situazione tragica. Gesù non rideva perché era un punto fisso, era il rappresentante della legge. I protagonisti della serie, invece, ridono e cambiano la loro posizione, assorbendo comportamenti e atteggiamenti dalle persone che li circondano: la detective inizia a trovare scappatoie, Lucifero diventa ancora più umano di quanto non lo sia già e persino Amenadiel si abbandona ai vizi umani invece di essere un punto fermo.

Filippo Fante

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