Sono trascorsi diciassette anni dall’uscita di Heartbreaker, album d’esordio di Ryan Adams come solista. Dopo una dolorosa Odissea attraverso droghe, alcol e soprattutto quindici album incisi in studio (un numero non indifferente per un musicista quarantaduenne) è arrivato Prisoner, uscito in sordina lo scorso febbraio ma carico di un cuore dolentissimo, frutto del divorzio di Adams con Mandy Moore. Mercoledì 11 luglio, all’Auditorium Parco della Musica di Roma, si è tenuta la prima delle due date italiane (la seconda è stata ieri sera a Gardone Riviera).

La scenografia balza immediatamente all’occhio: al centro una piramide di vecchi televisori, amplificatori (quelli di un ideale studio di registrazione) e grossi pupazzi di animali, insieme a molti strumenti musicali che occupano ogni angolo. Sembrerebbe la chincaglieria di una soffitta o di uno scantinato, che fa sentire il pubblico testimone di uno show dal sapore di una prova rubata, sbirciata dal garage di un suburb americano

La vasta discografia di Adams ha così tante perle cucite addosso che è impossibile rispolverarle tutte, e tocca rassegnarsi a una scaletta che non comprende pezzi come Come Pick Me Up, La Cienega Just Smiled o New York, New York. È un passato pesante e dolente il suo, ma Adams non ha paura di portarlo con sé, di mostrarlo, riuscendo a non esserne mai vittima ma, anzi, protagonista sfacciato.

Dietro i capelli che nascondono il suo sguardo e buona parte del viso c’è un’anima timida, che non concede neanche una parola durante l’intera performance. La voce, però, non manca, e tocca la sua vetta più alta in When The Stars Go Blue e nei ruggiti graffianti di brani come Let It Ride e Am I Safe, che si sciolgono nella docilità di una serenata cantata al cielo. Resta sul finale il tempo per un assolo di oltre dieci minuti, per Peaceful Valley e Cold Roses (tratte dagli album realizzati con i The Cardinals) e per Shakedown on a 9th Street. Adams abbandona il palco senza concedere nemmeno un bis: prigioniero no, mai, ma poco generoso.

Margherita Cardinale