Francesco Motta torna a Milano per la prima volta dall’uscita Vivere o morire, e lo fa con un concerto di grande intensità: il cantautore toscano – accompagnato da quattro musicisti che ben interpretano i brani – porta sul palco il nuovo disco e La fine dei vent’anni, in una scaletta che unisce i due lavori per offrire al pubblico di Milano una serata energica e d’impatto, rara e sincera.

Subito dopo l’esibizione del cantautore bresciano Pietro Paletti, la scena si riapre con il singolo Ed è quasi come essere felice. Anticipato da un preludio di percussioni, batteria e tastiere, il brano viene cantato con forza da Motta, mentre incita il pubblico a dare tutto. Si susseguono, tra poche chiacchiere e tanti arrangiamenti, brani dell’ultimo disco (Quello che siamo diventati, La prima volta, Per amore e basta) e del primo (Del tempo che passa la felicità, Prenditi quello che vuoi), in un’amalgama intervallata da ricercati momenti strumentali che accompagnano i brani. Roma stasera è la scarica di adrenalina che chiude la prima parte del set.

Eleonora Daniel

Un arrangiamento di Se continuiamo a correre riprende la corsa del concerto, che ora si dirige verso i singoli Sei bella davvero e La nostra ultima canzone. In scaletta trova spazio anche un pezzo della precedente band dell’artista (i Criminal Jokers), Fango, prima di un epilogo all’insegna dell’intimità con Mi parli di te.

Al set fervente risponde il pubblico dell’Alcatraz, che canta a squarciagola per più di un’ora e mezza i testi delle canzoni, continuamente spronato da Motta a partecipare col cuore, a instaurare con lui un rapporto di compartecipazioneLa serata si completa da sé con un pubblico commosso dalla performance del cantautore: un’altra riprova del valore artistico di Motta.

Riccardo Colombo

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