Niente sarà più come prima dopo il MI AMI 2018. Da festival di musica indipendente, o “importante” – come recita forse con autoironia la locandina –, per i pochi ma buoni che ascoltavano gruppi sconosciuti, il MI AMI col tempo è diventato un evento di portata nazionale. E questa edizione, dopo 14 anni di onorata carriera, ha registrato il primo sold out della sua storia.

L’indie italiano è morto, viva l’indie italiano!

Se un tempo il MI AMI e la scena indie italiana erano fenomeni seguiti da pochi e che non passavano in radio o addirittura in televisione, negli ultimi anni è cresciuto tantissimo l’hype per uscite come quella dell’ultimo album di Calcutta o del nuovo singolo di Frah Quintale, mentre tutti vogliono sapere chi è Liberato. Quest’anno, insomma, nessuno poteva mancare al MI AMI.

Silvia Violante

La kermesse di quest’anno era davvero di qualità. Oltre che il MI AMI dei grandi numeri, è stato anche il MI AMI delle scelte, che ha proposto artisti di pari livello su palchi diversi allo stesso orario. Chi scegliere: Cosmo o Frah quintale? Willie Peyote o Ex Otago? Colapesce o Prozac+?

Dopo un breve pre-drink fuori dai cancelli per scaldare gli animi e vedere com’è la situazione, entriamo a gamba tesa e ci godiamo il live che abbiamo scelto come nostro benvenuto al MI AMI: Coma Cose sul palco Havaians (per gli amici “Collinetta”). Al calare del sole il duo rap milanese regala un’esibizione senza pecche: la band a supporto è carica e spinge l’acceleratore insieme al pubblico, iniettando nei cuori la giusta dose di adrenalina per affrontare il festival.

Silvia Violante

Dopo di loro non ci prendiamo neanche un panino perché non c’è tempo, la birra tanto c’è già, e siamo lì a presidiare la Collinetta come il più fedele esercito nell’attesa della battaglia. Leader della spedizione il capitano Willie Peyote, che alle 22.15 sale puntuale sul palco Havaians e travolge la folla con i suoi versi che non lasciano prigionieri. Neanche il blackout a circa mezz’ora dall’inizio dello show lo può fermare: dopo qualche minuto di panico generale Willie torna sicuro sul palco a serrare i ranghi e a incitare i suoi soldati, destabilizzati da questo piccolo inconveniente. La collinetta è espugnata, la battaglia è vinta e si va tutti a festeggiare al palco Pertini, il Main Stage del festival, dove alle 23.30 parte il signor Marco Jacopo Bianchi, per gli amici Cosmo.

L’artista rivelazione dell’anno si esibisce in uno dei migliori live di questo MI AMI: sempre fedele a se stesso alterna, come di consueto, bel canto, musica elettronica, coriandoli e tanto, tanto, tanto visibilio del pubblico, che non ci vede più quando l’artista gli si lancia addosso dal palco, attraversando per ben due volte la folla fino alla torre del mixer e ritorno. Confusi, spaccati, fatti, sfatti, ci troviamo davanti alla sorpresa di questo MI AMI: secret concert di Calcutta, fresco dall’uscita del nuovo album, che dà la buonanotte a tutti con una manciata di pezzi chitarra e voce.

Davide Padovan

È sabato. Ancora scossi dal giorno precedente evitiamo il pre-drink all’entrata e andiamo diretti al palco Pertini. Presidiamo la zona e, anche se la carica non è quella di ieri, ci rilassiamo con un tramonto sulle note dei Selton, il gruppo italo brasiliano più fresco d’Italia: Rio de Janeiro non è mai stata così vicina.

Dopo di loro, su le maschere da teschio: arriva Mr. Davide Toffolo con i suoi Tre Allegri Ragazzi Morti. Unica data estiva per il gruppo di Pordenone, in quasi un’ora e mezza di live ci fanno intonare tutti i loro successi, proiettandoci nel loro mondo fiabesco e un po’ infantile, dove la paura è sempre in agguato. A più di 20 anni dal loro esordio, I Tre Allegri Ragazzi Morti non smettono di farci sognare.

Alessandro Sozzi

Dopo un piccolo saluto ai Go Dugong, progetto solista di Giulio Fonseca di Balerafavela dalle sonorità elettro-caraibiche, alle 23.20 salgono sul Pertini i Prozac+. Non si esibivano dal 2007, anche se non si direbbe. La band colonna sonora degli anni a cavallo tra il 1990 e il 2000 è carica come ai vecchi tempi. I riff di chitarra graffiati e la voce soave della frontman Eva Poles, di cui ci siamo innamorati tutti, ci proiettano nella provincia lisergica che il trio ha raccontato con tagliente verità, rivelando all’Italia perbenista che il benessere economico non è progresso. Un live che è una bomba.

Più intima, ma più danzereccia, l’esibizione degli Yombe, che per la loro terza volta a Milano nel giro di pochi mesi regalano verso l’1.00 un live riuscito. Il duo partenopeo è cresciuto rispetto alle esibizioni meneghine precedenti, ed è pronto per farci vedere davvero di che pasta è fatto. Insieme ai Go Dugong è l’altro nome di cui sentiremo parlare.

Starfooker

Ancora più sfatti di venerdì, girovaghiamo per i vari dj set post concerto. Le gambe reggono ancora poco e si muovono a ritmo di musica nell’attesa di essere cacciati dai buttafuori del Circolo Magnolia. Dopo un ping pong tra i dj set di Linoleum e la disco italiana anni ‘90 di Auroro Borealo, qualcuno più grosso di noi ci intima di andarcene a casa: siamo rimasti in pochi rispetto alle folle oceaniche dei giorni precedenti. Un ultimo saluto fuori dai cancelli, dove tutto era iniziato venerdì, e si torna a casa, con la consapevolezza che il MI AMI dura solo due giorni, a volte tre o quattro al massimo, ma a noi piace viverlo tutto l’anno.

C’era una volta a Milano, o comunque lì in zona idroscalo, un festival di musica italiana “importante”, che ogni anno dal 2005 proponeva ciò che di meglio la cosiddetta “scena indipendente italiana” aveva da offrire. Oggi, a distanza di più di 10 anni dal primo MI AMI, il concetto di “scena indipendente italiana” è cambiato radicalmente, e questo MI AMI 2018 ci ha spiegato cosa sta succedendo.

Andrea Mauri

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