Un concerto dei Kraftwerk è più di un semplice concerto: è un faccia a faccia con la storia, un viaggio sonoro interstellare, un dialogo con i primi suoni che diedero vita alla musica pop moderna, un monolite in mezzo al deserto.

In questi giorni (dal 4 al 7 novembre) l’astronave dei Kraftwerk è atterrata a Torino e, capitanata dall’unico membro originale del gruppo, Ralf Hütter, ha presentato nella nuova cornice delle Officine Grandi Riparazioni (OGR) The Catalogue – 1 2 3 4 5 6 7 8: un 3D show formato da 8 concerti per 4 serate consecutive, durante i quali la band di Düsseldorf ha riproposto otto dei suoi album più iconici, entrati ormai di diritto nella storia della musica.

In ognuno di questi show il pubblico, armato di occhiali 3D, viene catapultato in un’altra dimensione, dove suoni e immagini, passato e futuro si mischiano senza mai sfociare nel colpo a effetto dall’applauso facile e cullano l’osservatore-ascoltatore con le sonorità techno-pop tipiche della band.

Dal palco i Kraftwerk, dentro le loro tute robotiche, ripropongono tutti i loro brani più celebri, con particolare attenzione a quelli presenti nell’album a cui la serata è dedicata. Gli effetti visivi alle loro spalle catapultano lo spettatore nei più diversi paesaggi e ambienti: ora su un’autostrada, come nel caso di Autobahn, ora nei film dei divi anni ‘30, come accade durante The Model. Lo show, teutonicamente calibrato e mai sopra le righe, è un vero e proprio tour spaziale a tratti ipnotico, in cui tutto l’immaginario sci-fi tipico dei Kraftwerk viene riproposto mantenendo la sua fortissima dose di attualità.

Con la loro musica i Kraftwerk ci ricordano che l’uomo moderno altro non è che un androide votato alla causa dei computer: “We are the robot”, come recita uno dei loro brani più famosi. Un’analisi oggi più che mai attuale di quella che è la società in cui viviamo.

Andrea Mauri

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