Dimenticatevi degli stadi: per il racconto di Kelela, profondo e a volte tormentato, serve un posto più intimo. E quale miglior location del Teatro Principe di Milano? Così, nel pieno centro del capoluogo lombardo, la statunitense con origini etiopi appare sul palco con parvenze quasi angeliche.

Completamente in bianco. Dagli stivaletti firmati Maison Margiela al vestitino sensualissimo che lascia intravedere il corpo della cantante, l’abbigliamento di Kelela, che riprende anche quello delle due seducenti coriste e del DJ, unici compagni di palcoscenico, diventa fondamentale per una scenografia minimalista basata su giochi di luci. Angelica, la sua performance si cela nell’alternanza di penombre e luci stroboscopiche. Una scenografia, nella sua semplicità, potentissima.

In quei novanta minuti di elettricità Kelela canta del suo debutto – Take Me Apart, uno dei migliori del 2017 – in modo estremamente professionale: la sua magistrale performance canora sembra portare l’ascoltatore direttamente accanto a lei nel momento della registrazione in studio. Statica e robotica, a volte assume i movimenti di un androide, progettato appositamente per fare musica.

Non manca l’interazione con la platea, alla quale Kelela, emozionata, rivolge qualche “Ciao Milano” o “Grazie” per coinvolgere il suo pubblico, mentre spiega che per lei è il primo concerto in Italia (e, in generale, è alle prese con uno dei suoi primi del tour). Non mancano nemmeno momenti impegnati e toccanti: dalla dedica al suo ex, di cui ha raccontato qualche aneddoto (“the one who bullshitting me” “but I kept staying with him”), al discorso politico, che si conclude con un “I wanna make sure you’re fucking vote”.

Anna Laura Tiberini