Il Club To Club è iniziato ufficialmente lo scorso mercoledì 1 novembre con le performance di Visible Cloaks e Bill Kouligas nella maestosa Reggia di Venaria –  seconda location del festival – e con la prima data al Lingotto di giovedì 2, quando si sono esibiti, fra i tanti, Kamasi Washington, che ha portato sul palco la sua nuova produzione Harmony Of Difference, e Powell, la cui ricerca musicale ha incontrato i visual del celebre fotografo tedesco Wolgang Tillmans.

Quando ci siamo uniti al festival venerdì 3 l’atmosfera era già calda: sui due palchi, il main stage super-brandizzato da Absolut Vodka – nel caso non fosse stata abbastanza evidente l’installazione che campeggiava al centro del padiglione – e il secondo palco sovrastato dal toro RedBull, si sono avvicendati gruppi che, ognuno col proprio stile e la propria impronta, hanno dato la giusta carica a un pubblico – fortunatamente – non omogeneo, accontentandone le aspettative. Arca & Jesse Kanda hanno scaldato i cuori del main stage nella fase iniziale con le loro suggestioni queer gotiche, forse a tratti eccessivamente provocatorie per il pubblico italiano medio. Una scossa all’atmosfera elettronica viene data da Bonobo, uno degli artisti più attesi del festival, che lontano dal clubbing più adrenalinico e dall’EDM  più ricercata, ha offerto un ascolto semplice eppure avvolgente.

Ma il vero main act della serata è stato Nicholas Jaar, ventisettenne newyorkese dai suoni meditativi, estraneo a ogni definizione di genere: con un mix unico di sonorità sintetiche, jazz, classiche e psichedeliche, Jaar ha soddisfatto il pubblico in questa sua prima esibizione – la seconda è andata in scena sabato –  al C2C. Degni di nota, anche per una questione di orgoglio patriottico, i Niños du Brazil, duo italiano che alle 5.00 di quello che ormai era sabato ha dato il colpo di grazia ai superstiti più irriducibili, che hanno lasciato il Lingotto alle 6.00 abbattuti da questa ultima ondata di vibrazioni e di ritmi di tamburi tribali e carioca.

Il tempo di un panino a colazione e di una pausa sonno ed eravamo nuovamente in strada alla volta del nostro secondo giorno al Lingotto. Già nel vagone della metropolitana veniamo attorniati dall’atmosfera del Club To Club, anche perché non sembra esserci una meta diversa per la serata. Entriamo alle 21.00 apena in tempo per il live dei Jungle, il collettivo londinese che ha debuttato con la sua elettronica intrisa di funk e soul nell’ormai lontano 2014; anche loro parte della piccola colonia di XL Recordings al C2C – in seguito le scandinave Smerz, sempre XL, hanno animato il secondo palco con sonorità funk-elettroniche. I Jungle sono stati sapientemente inseriti in apertura per scaldare i piedi in attesa dell’artista che verrà dopo. Ma il “dopo” si declina in modi differenti in base al palco sotto al quale ci si posiziona.

Riusciamo a goderci qualche pezzo della promettente KARYYN, dai loop stratificati e dall’atmosfera raccolta, prima di catapultarci nuovamente sotto il main stage per una delle performance più attese della serata. Grandi giochi di luce accompagnano l’apparizione, per la seconda volta su un palco dopo il MI AMI, del neo-melodico-elettronico Liberato. Questa volta nessun gioco mediatico, nessun Calcutta  prestato alla causa: è proprio lui, sempre incappucciato, accompagnato da altri due strumentisti, anche loro, naturalmente, incappucciati. L’hype che segue il progetto Liberato come un’ombra si declina questa volta nel nuovo singolo Pecché Me Stai Appennen: a giudicare dalla reazione del pubblico, un nuovo successo portato a casa. Anche questa volta un’ottima operazione di marketing. Il palco principale non ci dà tregua nemmeno per un secondo.

I versi in napoletano che riecheggiano ancora nella nostra mente vengono subito spazzati via dal set dell’enfant prodige Mura Masa, accompagnato dai vocal di un’energica agita-masse Bonzai. Il pubblico acclama, e anche noi. Il mood cambia velocemente con il set sicuro di Richie Hawtin, che porta in scena il nuovo show CLOSE Spontaneity and Synchronicity, un’esperienza audiovisiva a tutto tondo. I djset di Helena Hauff e Nicolas Jaar ci riportano sul mood clubbing più puro. Concludiamo il nostro tour de force sotto il secondo palco con i set del sempre presente Lorenzo Senni e di Gabber Eleganza. Lo spazio fra le pareti in cemento del Lingotto ci sembra ora più ampio: siamo rimasti in pochi. Ci ritroviamo, all’uscita, in una fredda e piovosa mattina torinese. Un altro panino a colazione, un’altra pausa sonno e, chissà, magari i Kraftwerk più tardi.

Gaia Ponzoni e Andrea Mauri