Doppietta di sold out per le due date milanesi dei Baustelle. Quella di eri sera, lunedì 20 marzo, ha portato la band per la prima volta al teatro Arcimboldi.  A introdurre il gruppo è stato il giovane musicista visionario Lucio Corsi che, armato di chitarra acustica, lustrini e rime efficaci, ha gentilmente accompagnato gli spettatori entro l’atmosfera evocativa dell’intero live.

Le luci si abbassano e Il Vangelo Di Giovanni segna l’ingresso dei Baustelle. Tutto sembra richiamare l’estetica neoromantica dei Pulp: dall’allestimento del palco, in stile vecchio pub degli anni ’70 e dominato da cromie rosso pastello, agli abiti di Francesco Bianconi, in camicia e pantaloni a zampa. Un tripudio di sintetizzatori invade il teatro, accompagnato dalle incantevoli voci di Bianconi e Rachele Bastreghi, mentre sul palco un ensemble di musicisti si aggiunge alla formazione originaria dei Baustelle. Iniziano con i brani de L’amore e la violenza, suonati uno dopo l’altro senza interruzioni, che aprono un varco temporale oscillante tra gli anni ‘70 e gli anni ‘80. Durante il live traspare chiaramente il ritmo danzereccio delle tracce, mentre l’esuberanza dei Minimoog emerge e ingloba tutti gli altri suoni. I Baustelle trasportano così gli spettatori in una discoteca di plastica, riempita poco a poco dalle nostalgiche parole di Francesco Bianconi, il cui portamento elegante e composto contrasta con l’esuberante presenza scenica della cantante e polistrumentista Rachele Bastreghi.

Dopo una breve pausa, il gruppo rientra con Charlie Fa Surf per dare corpo a una nuova e diversa fase della performance: un ritorno al passato, un viaggio intorno alle hit più celebri dei Baustelle. Ad impreziosire il momento sono l’inaspettata esibizione di Bianconi in Bruci La Città, una ballata che arde di malinconia, e l’arrangiamento atmosferico di L’aeroplano: la traccia, scarnificata, si sviluppa su un velo di synth trafitto di rado dal ruggito celestiale della chitarra di Claudio Brasini, accompagnato dalla suadente voce della Bastreghi. Ma è con chicche come Gomma, estratta dall’album d’esordio della band (Il Sussidiario Illustrato della Giovinezza, 2000), La Canzone del Parco, La Canzone Del Riformatorio e la demodè La Moda Del Lento che il pubblico si scatena, dimentico della rigorosa compostezza imposta dall’ambiente teatrale.

Chiusa magistralmente con l’esibizione di Le Rane, la performance dei Baustelle ha offerto in pasto agli affamati spettatori un inedito intitolato Veronica N.2, che si spera di poter riascoltare al più presto, di nuovo in versione live o su disco.

Federica Romanò

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