Voto

7

In passato, Lily Allen ha più volte dato prova di non avere peli sulla lingua. Per questo ci si sarebbe aspettati di tutto da un disco che la cantante ha scelto di promuoversi mettendo a nudo non solo i propri pensieri. Contro ogni pronostico, ecco uscire No Shame, un disco molto serio e maturo, che si discosta dai precedenti lavori dell’ormai trentenne Lily Allen: raffinati arrangiamenti dancehall e momenti reggae abbandonano con decisione l’ambiente pop commerciale da MTV.

No Shame non contiene singoli di successo, anzi, neanche singoli tali che sanno reggersi in piedi da soli: l’album è un flusso di testi che parlano del dolore e della rivalsa alla fine di una relazione importante, come quella con l’uomo che è stato marito, ed è padre dei tuoi figli. Solo un percorso così complesso può spiegare le parole intime e coraggiose scelte da Lily Allen per Apples: “We were both depressed, towards the end we were not even having sex”. Senza mai rinunciare alla sua caratteristica vena trasgressiva e pungente – “Don’t be upset babe, I’ve always said a man can’t own me” (Your Choice) – la Allen ripercorre i momenti trascorsi con l’uomo che ha tanto amato, filtrandoli attraverso una visione dolceamara per lei inedita, che mostra al pubblico una sfaccettatura diversa di quella di una moretta spregiudicata che per strada augurava un bel Fuck You agli sconosciuti.

Le vibranti tonalità della voce di Lily Allen hanno finalmente trovato un posto, così come la sua sottovalutata versatilità compositiva, fino a oggi offuscata da provocazioni e glitter. Un disco di confessioni, che non mancherà di farci muovere a ritmo il piedino.

Asja Castelli