Voto

8
 

All’interno della sezione Eventi Speciali del XX Milano Film Festival, lo scorso 17 settembre è stato proiettato a Parco Sempione il film Life di Anton Corbijn in anteprima internazionale, preceduto dalle premiazioni dell’Infinity Film Festival 2015 per mano di Marta Perego – alquanto fastidiosa – e Maccio Capatonda – alquanto simpatico. Ecco i vincitori della competizione, dedicata a nuovi talenti autori di webseries e cortometraggi. LSB the Series (ep. 1) di Geraldine Ottier e Floriana Buonomo come Miglior Web Serie, Born From the Blood come Miglior Cortometraggio e, dulcis in fundo, il grottesco L’ultimo viaggio di Gianni Botticella, Valeria Lucchetti, Alessandro Guatti, Alessandro Melchionda e Jacopo Mutti, prodotto da OffiCine, che ha ricevuto la Menzione Speciale Best Movie – l’unica pellicola davvero degna di un premio.

life

Torniamo a noi e all’evento clou della serata: l’anteprima nazionale di Life, in uscita nelle sale da giovedì 8 ottobre. Un film che la divisione dei generi vorrebbe inserire nella categoria dei biografici, ma fortunatamente straborda dai confini di questa sterile definizione. Si presenta come una pellicola su James Dean, ma va oltre: è il racconto di un incontro, di un confronto – spesso al limite dello scontro – tra due professionisti e tra i loro relativi punti di vista, tra i due lati di una stessa macchina fotografica.

Dennis Stock, fotografo dell’etichetta Magnum Photos, vuole a tutti i costi raggiungere la notorietà, sia per la gloria, sia per ottenere entrate sufficienti da poter mantenere ex-moglie e figlio. Il suo trampolino di lancio è un servizio, da proporre al magazine “Life”, su un promettente talento ancora sconosciuto, James Dean, in attesa di ricevere la parte di protagonista in Gioventù bruciata, film che gli assicurerà una fama mondiale e duratura, cristallizzandolo come simbolo della gioventù moderna.

Con un ritmo a volte un po’ troppo lento che indugia sui momenti più densi di pathos, Life riesce a rappresentare un James Dean a tutto tondo, reso ancor più credibile dall’eccezionale performance di Dane DeHaan. Il paragone estetico è ovviamente improponibile, ma DeHaan calza i panni del divo con naturalezza, ne assume anche i gesti calibrati, il tono svogliato, l’egocentrismo e l’atteggiamento vanitoso.
Al suo fianco Robert Pattinson – ancora gratuitamente sottovalutato per l’interpretazione in Twilight – aka Dennis Stock, personaggio solo apparentemente più equilibrato di James Dean: anche lui deve fare i conti con i propri problemi, che man mano sporcano la sua figura, non così limpida come potrebbe sembrare. Dennis Stock riesce a entrare nel mondo di James Dean, a conoscere sua famiglia, la sua fattoria, il paesino dell’Indiana in cui è nato; ed è proprio tramite questo tuffo nella sfera privata del divo che avviene un progressivo avvicinamento tra i due protagonisti, come tra due animali selvatici diffidenti ma incuriositi. Anche noi spettatori possiamo così incontrare e conoscere James Dean a un livello intimo, come mai avremmo potuto fare in un distaccato documentario o in un film biografico standard.

Benedetta Pini