Voto

8
 

A otto anni dallo scioglimento degli Oasis e dopo un’estate in cui ha sempre trovato il modo di far parlare di sé tramite le sue solite uscite ciniche o fugaci apparizioni – su tutte quella al One Love Manchester, in cui ha fatto scalpore la sua versione a cappella di Don’t Look Back In Anger –, lo scorso 6 ottobre Liam Gallagher ha pubblicato il suo album d’esordio, e lo ha fatto a modo suo, in pieno “stile Gallagher”.

È proprio l’autenticità il filo conduttore di As You Were. Ogni brano – dal singolo apripista Wall Of Glass, radiofonico ma senza compromessi, alle ballate Paper Crown e For What It’s Worth – è marchiato a fuoco dal timbro sprezzante della voce di Gallagher e dal suo retrospettivo amore “anni Novanta” per i ‘60s. Tra ballads melodrammatiche e picchi di ruvido rock squisitamente britishGreedy Soul e I Get By su tutti, ma anche It Doesn’t Have To Be That Way nell’edizione deluxeil disco rivela la crescita dell’artista dal punto di vista della composizione e della performance e l’eredità indelebile dell’esperienza che lo ha reso, negli ultimi venticinque anni, l’artista che è oggi.

E non potrebbe essere altrimenti, perché As You Were è anche una dimostrazione di forza e carisma: in un ambiente musicale straripante di artisti tesi a uno sperimentalismo spesso forzato, la fedeltà di Gallagher al suo “vecchio” sound non è solo coraggiosa, ma anche provocatoria. La “Rock and Roll Star” – con il tocco d’arroganza e superiorità tipico del suo personaggio, che lo porta a scegliere il comando militare “as you were” come titolo dell’LP – dimostra che non c’è bisogno di snaturarsi per la ricerca di qualcosa di innovativo, e lo fa con un album maturo, ricco e completo: il miglior disco britpop dell’era post-Oasis.

Riccardo Colombo