Voto

7.5

Levante è una delle poche cantanti italiane presente in radio che è stata in grado di costruirsi una propria storia e di veicolare messaggi accattivanti.

Rispetto agli acclamati Abbi cura di te (2015) e Manuale distruzione (2014), questa nuova produzione presenta un intento più radiofonico, ma non perde nulla nei contenuti. Le basi godono di un’immediatezza ancora più evidente rispetto ai due dischi precedenti: sezione ritmica marcata – cassa dritta e il fascino di drum machine accennate qua e là –, struttura convenzionale delle canzoni con un crescendo sul ritornello e testi che parlano d’amore (Io ti maledico, IO ero io, Gesù Cristo sono io, Diamante), ma non mancano riflessioni sociali (come con la metafora di Santa Rosalia sull’omosessualità).

Caos (Preludio), in apertura, è il collante melodico e lirico con i lavori precedenti, mentre è con 1996 La stagione del rumore che si presenta la “nuova” Levante: “Da che eravamo wow siamo diventati caos, non è passato molto dal desiderare un ciao”. Ma è nei due singoli del disco che la cantautrice mostra tutta la sua furbizia compositiva: Non me ne frega niente, derisione dei “comportamenti da social”, è un po’ l’Alfonso di questo nuovo disco, mentre Pezzo di me, con il featuring di Max Gazzè, affronta il post-relazione in modo scanzonato. Il pregio del disco è quello di non perdere in energia neanche in chiusura con Le mie mille me e Sentivo le ali, che affrontano una riflessione sul sé. Di tua bontà, con le sovrapposizioni ben architettate di suoni e voci e le distorsioni, si configura come il perfetto outro di un disco ben sortito, forse a tratti ripetitivo dal punto di vista compositivo, ma coerente con l’idea di voler affrontare il caos rinchiudendolo in stanze, ovvero le canzoni.

Gaia Ponzoni