Voto

6

«Mah, i dialoghi non ti sembravano ridondanti?»
«A dire poco! Quando i rapinatori cominciano a delirare in macchina ho pensato: vabbé, ciao!»
«Non che le scene d’azione fossero gestite molto meglio…»
«Sì, beh, vogliamo parlare degli effetti speciali?»
«Bah, evitiamo, grazie.»

Questo è un prototipo di dialogo che si potrebbe ascoltare uscendo da una proiezione di Le streghe son tornate, il “nuovo” (in Spagna è uscito nel settembre 2013) film di Álex de la Iglesia.

A ripensare a questa pellicola forsennata – che racconta le peripezie di un gruppo di misogini divenuti preda di una comunità di streghe, capeggiate da una Carmen Maura più ammiccante che mai – si rischia di dar vita a una specie di rosario (solitario o comunitario) fatto di “mah”, di “beh” e di “bah”.
Eppure questo rosario si concluderà, quasi inevitabilmente, con un “mistero glorioso”: come è possibile che un film con così tanti buchi, tante ridicolaggini e tanti errori possa spingerti a dire: “Però, dai, è un film carino”La gloria del mistero raddoppia se si pensa che “carino” non è il termine più adeguato per descrivere alcuni siparietti che sembrano frutto dell’incontro tra il Roald Dahl di Le streghe, generoso di umoristiche schifezze, e il Rob Zombie de La casa dei 1000 corpi, così prodigo di atti casuali di violenza gratuita.

Le streghe son tornate #2

De la Iglesia, però, non si limita a imbastire una bislacca specie di “horror per famiglie”; al meeting con Dahl e Rob Zombie invita le figure più disparate: la trama sembra figlia di una sveltina tra i creatori degli Scary Movies e gli Elio e le Storie TeseIl monociglio di Elio, infatti, svolazza a mo’ di Spirito Santo sulla testa dei personaggi mentre questi – tra un inseguimento e l’altro – portano avanti un censimento di tutte le dinamiche più stereotipate tra le donne/carnefici e gli uomini/vittime. Alcuni dialoghi sembrano appunto una copia carbone (non meno divertente) dei lyrics della celebre Cara ti amo:

Lui: Io sono come sono!
Lei: Cerca di cambiare.
Lui: Ecco, sono cambiato…
Lei: Non sei più quello di una volta.

La commistione tra la furia delle azioni (montate spesso in modo troppo confuso) e l’infinita verbosità dei dialoghi che le inframezzano è molto singolare. È in questa particolarità che si individua il regista, il quale si era mosso molto meglio nell’acidissimo Crimen Perfecto (2004); lì le tematiche erano più o meno le stesse, ma erano confinate nello spazio angosciante di un grande magazzino. Gli ambienti di Le streghe son tornate, invece, sono infinitamente dilatabili, le azioni possono complicarsi senza che nessuno si preoccupi (in certi momenti) di far capire cosa stia succedendo e, infine, tutti i simbolismi adoperati sono rigorosamente usa e getta: de la Iglesia è in preda a una costante fuga di idee.

Detto questo, può essere che risulti oscuro il motivo per cui un simile pastrocchio possa lasciare un retrogusto piacevole ed essere ricordato come un film “carino”. La risposta sta forse nella grande qualità del suo autore: de la Iglesia è un regista “esorbitante”, che distribuisce con larghe manate bruttezza, ironia e cattiveria. Insomma, non è tipo da mandarti a casa a pancia vuota.

Andrea Lohengrin Meroni

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