Voto

6

Ci si potrebbe chiedere come sia possibile conciliare una reggia di Versailles di fine ‘600 – che, per la cronaca, tutto è tranne che Versailles, dato che le riprese sono state girate in Inghilterra – con una troupe di attori british che più british non si può.
Le regole del caos è la risposta, diretto da Alan Rickman.

Strepitosa è l’interpretazione di Kate Winslet nel ruolo di Sabine De Barra, un’umile ma ambiziosa paesaggista che avrà a che fare con i giardini più ammirati di Francia. La grande e piacevole sorpresa è, però, la partecipazione di Alan Rickman: il regista decide di tornare in prima persona sul grande schermo e di recitare nei panni di Luigi XIV; compostezza e alterigia sono il suo pane quotidiano e – è innegabile – una recitazione del genere ricorda molto lo sdegnoso Severus Piton  che i fan di Harry Potter hanno adorato. In sfarzosi abiti all’ultimo grido – d’orrore, s’intende – compare poi Stanley Tucci, l’irriverente fratello del Re Sole, che scatena la risata in sala e si dimostra come al solito all’altezza del compito. Ma, come in tutte le famiglie apparentemente perfette, emerge sempre la pecora nera: dovendo interpretare l’affascinante e misterioso André Le Nôtre, Matthias Schoenaerts si dimostra invece un frigido seduttore sempre avvolto in un’aura di autocommiserazione. Nessuno stupore, allora, che le poche scene passionali tra l’attore e la Winslet risultino per nulla credibili, o perlomeno poco coinvolgenti.

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Gli attori vengono catapultati in un’atmosfera di vanità e sfarzo, ma non si tratta di una mera descrizione storica di usi e costumi dell’epoca: all’interno della vicenda vengono infatti inseriti anche toni più pacati, a tal punto da rendere le ambientazioni al limite del fiabesco e gli eventi – tradimenti, tresche e sotterfugi compresi –  quasi edulcorati.

Alan Rickman vuole celebrare la Bellezza, e vi riesce grazie anche alla strepitosa fotografia di Ellen Kuras: la maestosità dei giardini, le panoramiche dall’alto, i giochi di luce e di colore, tutto contribuisce a rendere Le regole del caos un piccolo gioiello d’estetica.


Un gioiello che, però, si scopre non essere totalmente autentico, ma solo ricoperto da una patina dorata. La regia pecca di hybris, cerca di spingersi oltre i propri limiti inserendo una fastidiosa componente drammatica sul trascorso di Sabine, che appesantisce la trama e induce a chiedersi “perché?”. Il risultato è un principio di caos, che però ben si distanzia dalle meravigliose e caotiche creazioni della bella giardiniera tanto celebrate.

Anna Magistrelli

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