Ventidue anni prima che i produttori di Black Panther affidassero a TDE e Kendrick Lamar la realizzazione della colonna sonora del film, avendo così l’occasione per radunare i migliori esponenti della black music statunitense e non, un altro film riuscì nel medesimo intento, diventando – per tutti coloro che negli anni ‘90 erano bambini o adolescenti – un vero e proprio oggetto di culto: Space Jam.

La pellicola di Joe Pytka è la summa della cultura pop d’esportazione targata USA, rappresentata dal cestista più iconico di tutti i tempi, Michael Jordan, e da alcuni dei cartoni più amati di sempre, i Looney Tunes. Il risultato è un mix tra realtà e animazione che fece ottenere alla produzione uno dei maggiori incassi di sempre tra i film a tematica sportiva. Fiore all’occhiello di questo cult movie è la colonna sonora, nella quale compare il gotha della black music anni ‘90: da Jay-Z a R. Kelly, da Coolio a D’Angelo, passando per Busta Rhymes, Monica, Seal, LL Cool J, Quad City DJ’s, Salt-n-Pepa, Method Man, Robin S, Chris Rock, Barry White, All 4 One, Spin Doctors, Biz Markie e Changing Faces.

Priva di significati simbolici e di intenti sperimentali, la colonna sonora ha una funzione convenzionale: serve a sottolineare alcuni momenti cruciali e ad aumentare la presa del film sullo spettatore. Tuttavia, le personalità coinvolte nella realizzazione rendono la soundtrack una mini enciclopedia della black music anni ’90, un’occasione per osservare uno spaccato di musica di quel determinato periodo.

Grazie a un parco di artisti così vario ed eccelso, nel corso della visione si possono trovare diverse perle. Prima fra tutte la cover di R. Kelly di I Believe I Can Fly, che accompagna la sequenza iniziale del film. Qui un Jordan appena bambino (che parla con il padre mentre infila un canestro dopo l’altro) sogna la propria carriera nel mondo del basket, pronosticando successi e vittorie. Sul finire di questa prima scena, il piccolo Michael risponde a modo suo alla battuta del padre “E dopo cosa vorresti fare? Volare?” con un canestro in terzo tempo sotto agli occhi del genitore – la scena è filmata in slow-motion a sottolineare ogni passo del ragazzino.

Alla chiusura della sequenza segue una serie di filmati d’archivio che ripercorrono la leggenda di Jordan, mentre scorre in sottofondo il tema centrale del film. Affidato a Quad City Dj’s, che per l’occasione compone un sound ritmato con un beat molto allegro, il brano è carico di energia positiva, pensato per far ballare e scatenare chi lo ascolta. Il testo è molto semplice, creato ad hoc per essere comprensibile e ripetibile anche dai bambini. Allo stesso modo è una chicca Hit ‘Em High, l’inno della squadra dei mostri, rappato da un quintetto di leggende del rap anni ‘90 come Coolio, Busta Rhymes, LL Cool J, Method Man e B-Real. Ma anche la cover di Seal di Fly Like An Eagle, che parte quando Michael riprende ad allenarsi in palestra. O ancora Basketball Jones, cover di Cheeck and Chong reinterpretata da Chris Rock e Berry White, che per l’occasione sfrutta al meglio la voce calda e profonda che l’ha reso famoso.

Ogni singola traccia della colonna sonora meriterebbe un articolo a sé, per analizzare tutte le peculiarità che la rendono unica e attuale. Insomma, gli oltre vent’anni d’età non pesano sulle spalle di questo cult.

Marco Bianchessi