La pellicola di Pedro Almodóvar mette in mostra l’aspetto fascinoso del matador – l’assassino, semanticamente parlando – associato nell’immaginario spagnolo alla sensualità e alla passione, senza nasconderne la perversione: il suo divertimento consiste nell’uccisione. Venuta però a mancare la possibilità di domare e assassinare il toro, la furia omicida si riversa sulle donne possedute.
In un quadro di questo tipo, strettamente legato alla psicologia dei personaggi, la colonna sonora ha il compito di indirizzare i sentimenti dello spettatore e di sottolineare il carattere perversamente macabro della pellicola. Si amalgama perfettamente alle immagini che conferiscono al film l’aspetto di un thriller, ma al contempo distoglie l’attenzione dal mistero legato agli omicidi per convogliarla sull’ossessiva storia d’amore tra gli ambigui protagonisti.

Almodóvar sembra voler di proposito confondere lo spettatore, aiutandosi proprio con i suoni: musiche inquietanti e ansiogene fanno da contrasto a melodie passionali – tipicamente spagnole – con le quali, subito dopo, stringono un legame inscindibile accavallando i rispettivi suoni. Le singole melodie non sono infatti autonome e la loro presenza è funzionale alla trama: è la colonna sonora per antonomasia, che difficilmente ha vita propria separata dal film.

Assumpta Serna Matador

Soltanto una traccia, in contrasto con la mediocrità delle altre, riassume il senso della pellicola: Esperame En El Cielo, cantata da Mina. È il brano finale, durante il quale diviene esplicita la perversione che ha governato l’intera storia: la scottante musica accompagna i gesti dei protagonisti durante l’ultimo amplesso del film, mentre nella penetrante voce di Mina è racchiusa tutta la sofferenza di questi “poveri diavoli” – così Freud ha definito i pervertiti ne L’introduzione alla psicanalisi – costretti a vivere con una logorante ossessione, finora mai pienamente soddisfatta, che sfocerà in tragedia. Mina disarma l’ascoltatore nell’esprimere il godimento che i personaggi traggono dalla loro fuorviante passione, e ne mette a nudo la disperazione. Il risultato è una traccia passionale e struggente, capace di incantare e poi straziare: l’immensa voce di questa ineguagliabile cantante crea un solco nello stomaco di chiunque l’ascolti e si impossessa del nostro corpo, facendoci commuovere.

Nella pellicola, quindi, i suoni hanno un ruolo fondamentale e vanno di pari passo con la struttura del film: bisognerà aspettare la fine per comprenderne il senso profondamente perverso, tuttavia già intuibile nelle scene precedenti e assaporabile nelle altre melodie che compongono la colonna sonora.

Federica Romanò

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