Jaws, titolo originale del film conosciuto in Italia come Lo squalo, si impose già nei mesi appena successivi alla sua uscita nelle sale del giugno 1975 come l’archetipo del blockbuster estivo, di quelli che Joe Lansdale – noto autore di libri pulp e thriller – avrebbe preso in giro nella sua famosa serie Drive-in.
Nonostante fosse un film per il grande pubblico, venne accolto calorosamente dalla critica; e nel 2001 fu scelto dalla Biblioteca del Congresso statunitense per essere conservato nella National Film Registry degli Stani Uniti, in quanto “culturalmente, storicamente o esteticamente significativo”. Insomma, molti effetti speciali al giorno d’oggi potranno anche far sorridere – rimane comunque una delle più realistiche pellicole horror degli anni ’70 –, ma rimangono ben lontane dalle pacchianate trash che il cinema horror ci ha – purtroppo per noi – regalato negli ultimi anni, fatte ovviamente le dovute eccezioni.

Siamo al secondo lungometraggio per il cinema di Steven Spielberg, che certamente non ha bisogno di presentazioni; tutti ricordano certi suoi memorabili film come Schindler’s list, A.I. – Intelligenza ArtificialeSalvate il soldato Ryan. Ne Lo squalo si è incontrato con il genio John Williams, che per questo film vinse il premio Oscar alla Migliore Colonna Sonora. Il tema principale, indubbiamente una delle intuizioni più brillanti della storia del cinema, consiste di un semplicissimo intervallo di seconda minore, Mi e Fa. Diventato un esempio della musica di suspense, lo troviamo, tra gli altri, anche in Eyes Wide Shut di Stanley Kubrick, nel quale il martellante intervallo tra le due note dà vita a un’angoscia paralizzante, in particolare nelle scene successive alla famosa sequenza erotica della villa magnifica quando il protagonista Bill – interpretato da Tom Cruise – viene scoperto dalla setta che sta eseguendo strani riti.

Jaws

Molte sono state le interpretazioni date a questo tema, ognuna delle quali sembra essere valida. Potrebbe trattarsi del battito cardiaco dello squalo o di un tentativo di emulare il movimento della coda dell’animale. Ognuno scelga pure quella che più lo appaga, ma quello che conta è la tensione estenuante che questa semplice alternanza di note è in grado di creare. Viene utilizzata alla stessa maniera del Leitmotiv di Richard Wagner che nell’Anello del Nibelungo aveva il ruolo di anticipare l’apparizione di un personaggio, proprio come in questo caso la seconda minore introduce lo squalo. 

Sicuramente le apparizioni del “protagonista marino” rappresentano la grandezza del film che, quanto a trama, lascia un po’ a desiderare: un enorme squalo bianco attacca ripetutamente nell’arco di pochi giorni la cittadina balneare di Amity uccidendo diversi turisti. Starà al capo della polizia Martin Brody (Roy Scheider), al biologo marino Matt Hooper (Richard Dreyfuss) e all’arrogante cacciatore professionista di squali Quint (Robert Shaw) – il capitano Acab? – trovare e uccidere il temutissimo serial killer.

La colonna sonora si sviluppa poi in un’interessante composizione che ricorda L’Adorazione della Terra de La sagra della primavera, famoso balletto del compositore Igor’ Stravinskij. Ma, come tutti ben sappiamo, la cultura, e quindi anche la storia del cinema, opera delle selezioni nella memoria dell’immaginario collettivo. E così quei Mi e Fa rimarranno impressi nella cinematografia come una delle più azzeccate tecniche del cinema adrenalinico. Se poi a questa componente musicale viene affiancato una soggettiva sullo squalo, siamo di fronte a un totale coinvolgimento estetico.

E pensare che quando Spielberg ascoltò per la prima volta il tema si mise a ridere pensando fosse uno scherzo…

Luca Paterlini