Non è tanto il film in sé, diretto nel 2009 da Giuseppe Piccioni, a essere degno di nota, ma la sua colonna sonora, curata dai Baustelle.

I loro brani catturano per poi esprimere gli stati d’animo dei personaggi, spesso nascosti nelle parole scritte dal protagonista – diventato per caso un autore di successo, fatto di cui ancora si domanda il motivo e l’utilità – e pronunciate nei dialoghi – alcune tracce traggono il proprio titolo da frasi del film. E i Baustelle ci riescono perfettamente attraverso melodie introspettive o testi dalle parole fortemente evocative, creando associazioni di immagini che arricchiscono il componimento di un senso che le trascende.

La suondtrack è composta prevalentemente da sognanti suoni di carillon, pianoforti eloquentemente malinconici, flauti, fisarmoniche e violini struggenti che, servendosi soltanto della delicatezza di suoni semplici e commoventi, si fanno portavoce della fragilità dei sofferenti protagonisti. Guido e Giulia sono infatti due inetti, sconfitti dalla vita e prima ancora da se stessi. Solo in alcune tracce – come La Vita Va, Conferenza Stampa e Via Dalla Festa I e II – si ha il piacere di assaporare chitarre distorte, sintetizzatori e suoni spettrali.maxresdefault

I protagonisti trovano solo nel caos di una piscina affollata il rifugio dalle domande esistenziali che costantemente si pongono; soprattutto sott’acqua, dove il senso delle parole, ridotte a un indistinguibile rumore lontano, muore. Proprio per questo motivo brani come Aria, Bolle, Aria, Nuotare, e La Piscina hanno una melodia rigenerante, che placa gli animi e fa spuntare il sole sul rassegnato tormento delle altre tracce.

La colonna sonora contiene anche due brani non strumentali: L’Aeroplano – estratto da Amen, il quarto album in studio dei Baustelle uscito nel 2008 – e Piangi Roma, il featuring con l’attrice protagonista (interprete di Giulia) Valeria Golino che ha ricevuto il premio cinematografico Nastro d’argento alla migliore canzone originale e di cui è stato girato un video musicale in banco e nero, diretto da Fabio Paleari – scritto appositamente per la pellicola. Il primo di questi brani, L’Aeroplano, recita “Cosa resta di noi?”, incarnando la logorante domanda, che fa da sottofondo all’intero film, relativa a cosa del passato persista e abbia ancora importanza nel presente. Il testo di Piangi Roma, invece, non è del tutto immediato: potrebbe trattarsi del rimpianto di un periodo di produzione letteraria e cinematografica ormai concluso, o semplicemente esprimere, attraverso scene di vita quotidiana e luoghi comuni, il comunissimo ma mai banale sentimento di mancanza, veicolando il concetto della vanità dell’amore – temi che avviluppano la trama di Giulia non esce la sera.

Insomma, se l’angosciosa pellicola di Piccioni commuove chi ha la lacrima facile ma certamente non coinvolge, le soavi melodie dei Baustelle, a cui nel film non viene lasciato purtroppo molto spazio, sono lo specchio di tutte le anime tormentate e incomprese.

Federica Romanò

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