Squadra che vince non si cambia, soprattutto se è formata dai fratelli Wachowski, già celebri per aver creato la saga di Matrix, vincitrice di numerosi premi Oscar.

Cloud Atlas, pellicola del 2012 tratta dall’omonimo romanzo di David Mitchell, catapulta lo spettatore in un mondo distopico e mutevole. La vicenda si divide infatti in sei linee temporali diverse, che danno forma a sei storie ambientate in altrettanti luoghi ed epoche, connesse tra di loro secondo un intreccio ben calibrato, in cui ogni personaggio e ogni movimento di macchina è un piccolo indizio volto a creare un’unica storia. La colonna sonora, curata da Tom Tykwer, è l’ennesimo e decisivo elemento che collega tra loro le sei storie, mettendo in risalto le emozioni su cui di volta in volta si incentrano e posizionandosi sempre in linea con l’estetica del film.

La musica classica predomina in particolare nella drammatica storia di Robert Frobisher (BenWhishaw), un pianista squattrinato il cui capolavoro, Il Sestetto dell’Atlante delle nuvole, farà da sottofondo all’intera pellicola. Tra le venticinque tracce della colonna sonora di Tykwer spiccano il preludio in pianoforte, The Atlas March, veicolo di forti messaggi di speranza, e Travel to Edinburgh che, in bilico tra irrazionalità e fede, si eleva a simbolo dei cambiamenti verso nuove mete.

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Quando il protagonista Robert deve affrontare un periodo di tormentato delirio e depressione entra in gioco, ancora una volta, la musica: da ancora di salvezza, la colonna sonora si trasforma nella peggiore ossessione di questo fragile personaggioDopo aver finalmente composto l’opera perfetta, infatti, Robert si ritrova esausto e privo di uno scopo nella vita; così i suoni, inizialmente incalzanti e soavi, si affievoliscono fino a diventare un impercettibile sottofondo. In questo modo i fratelli Wachowski riescono ad accentuare la drammaticità della scena, già di per sé elevata, che raggiungerà l’acme con un gesto estremo da parte del protagonista. Ma questa non è l’unica sequenza in cui la colonna sonora assume un ruolo fondamentale ai fini della potenza emotiva del film. Nella sequenza in cui Robert fugge dalla polizia e getta dei piatti a terra in preda allo sconforto, il rumore che avrebbe dovuto accompagnarli viene sostituito da dolci note musicali e sinfonie meravigliose. Questa soluzione registica mostra allora come i confini tra rumore e suono siano solo sterili convenzioni.

La colonna sonora di Cloud Atlas indirizza le sensazioni e lo stato d’animo dello spettatore, ma lo aiuta anche a riflettere sul senso delle azioni umane e sulle conseguenze che necessariamente le accompagnano.

Giada Portincasa