Oltre al western, ciò a cui tutti associano il nome di Sergio Leone è la celeberrima sequenza di note del tema de Il buono, il brutto e il cattivo: quel grido di coyote che è stato ripreso da tutti i massimi esponenti del genere e che ciascuno di noi ha cercato (malamente) di imitare almeno una volta nella vita.

Se ci si pensa bene, però, tutte le colonne sonore dei film di Leone sono entrate nella storia e nell’immaginario collettivo, spesso distaccandosi dalla stessa pellicola e intraprendendo una vita propria. Il successo di queste musiche non è dovuto solamente alla personalità che il loro autore, l’immenso Ennio Morricone, ha saputo infondergli, ma anche al loro modo unico di intrecciarsi alla narrazione, legandosi a memorabili momenti filmici: che segnino la tensione di un duello (il carillon di Per qualche dollaro in più) o sussurrino dolorosi ricordi del passato (Giù la testa), le musiche del Maestro hanno contribuito a definire il suono di un genere, il western, che non ha più potuto fare a meno di schiocchi di frusta, fischi e armoniche a bocca.

In C’era una volta il West la colonna sonora di Morricone diviene parte preponderante della narrazione, proprio come avviene per l’Opera. Ed è a questa forma d’arte che Leone e Morricone rubano una delle idee più folgoranti del film: la tecnica del leitmotiv. Amatissimo da Wagner, il leitmotiv è il tema associato a un personaggio o a una situazione, e viene ripetuto ogni volta che questi compaiono sulla scena. C’era una volta il West ne ha ben quattro, ognuno dei quali è legato a uno dei personaggi più importanti del racconto ed è modellato sulla sua personalità: se quello di Jill (Claudia Cardinale) è una sognante aria sinfonica, alla quale fa da contrappunto lo struggente assolo di Edda Dell’Orso che incarnale sue speranze frustrate, quello del villain Frank (Henry Fonda) rispecchia la fredda spietatezza del personaggio grazie a chitarre taglienti, campane a morto e un suono strisciante di serpente a sonagli. Se il tema del bandito Cheyenne (Jason Robards), con il suo banjo zoppicante e la melodia fischiata, dà l’idea di una simpatica canaglia, due note di armonica a bocca bastano per annunciare l’eroe (Charles Bronson) e conferirgli un alone di mistero, al punto che di lui non si sa altro che il soprannome (Armonica, appunto).

I quattro temi si rincorrono per tutto il film, divenendo una vera e propria risorsa narrativa, e si evolvono insieme ai rispettivi personaggi. Nel duello conclusivo, infatti, Frank e Armonica finalmente si scontrano, mentre i rispettivi leitmotiv si riversano l’uno nell’altro, rappresentando così l’intimo rapporto che lega i due uomini. O, ancora, il tema di Cheyenne accompagna la morte del suo proprietario, rallentando il ritmo fino a interrompersi bruscamente nel momento del trapasso e infine salutarlo con un ultimo refrain. Al tema di Jill è invece affidata l’ultima scena del film: la sinfonia sembra cambiare di segno e divenire epica, speranzosa, come il futuro che finalmente si spalanca davanti al personaggio di Claudia Cardinale.

Ma C’era una volta il West “suona” anche quando non vi è una sola nota di musica nella colonna sonora. Si pensi alle due scene iniziali: la grande intuizione di Morricone è quella di servirsi semplicemente dei suoni d’ambiente. Nella lunghissima scena d’apertura del film tre brutti ceffi attendono il treno alla stazione. Stanno aspettando l’arrivo di qualcuno e presumibilmente non hanno buone intenzioni. La scena trasmette tutta la noia e allo stesso tempo la tensione dell’attesa servendosi solo del ronzio di una mosca, del cigolio di una pala a vento e del suono di una goccia d’acqua. È una scena carica di suspense: potrebbe succedere di tutto, e lo spettatore implora dentro di sé che arrivi il treno a interrompere la tensione.

La scena successiva si serve dello stesso meccanismo, ma in modo ancora più sottile. In una fattoria isolata la famiglia McBain sta preparando la tavola per il pranzo, immersa nel frinire delle cicale. Tutti indossano i vestiti della festa e il dialogo informa lo spettatore che sono in attesa della signora McBain, sposata di fresco e in procinto di ricongiungersi al novello sposo. Qualcosa, però, non quadra, un’ombra si allunga sulla scena e non si riesce a capire da dove provenga il pericolo, finché non ci si rende conto che le cicale hanno smesso di frinire: qualcuno è in agguato tra le sterpaglie. Ma quando si capisce cosa stia succedendo è già troppo tardi: uno sparo squarcia il silenzio e il tema di Frank introduce il cattivo del film.

C’era una volta il West è dunque un film imprescindibile, che nasconde strati di significanza invisibili agli occhi ma ben raggiungibili dalle orecchie. Perché, in fondo, parafrasando Cheyenne, “se vedi [Armonica], te lo ricordi: invece di parlare, suona… e quando dovrebbe suonare, parla!”

Francesco Cirica