Come il Joker di Jack Nicholson pone a Batman il famoso quesito “Hai mai danzato con il diavolo nel pallido plenilunio?” e Samuel L. Jackson aka Jules Winnfield in Pulp Fiction legge Ezechiele, 25:17, Patrick Bateman (Christian Bale) recensisce alle sue vittime gli album più in voga del momento. Phil Collins, Simply Red e Whitney Houston sono i suoi artisti preferiti; autori pop e di tendenza che hanno dominato gli anni Ottanta. Per lui, infatti, “il piacere del conformismo e l’importanza del trend” sono gli unici parametri su cui basare la propria esistenza e, di conseguenza, i propri ascolti.

Bateman conduce due vite: da una parte è un uomo di successo dall’aspetto sempre perfetto, dall’altra è (o crede di essere) uno spietato assassino seriale. Questo bipolarismo viene rispecchiato anche dalla colonna sonora, che asseconda gli sbalzi d’umore del protagonista. Se nelle sequenze di vita pubblica per le vie di New York o in compagnia dei colleghi la soundtrack segue le note cupe dell’orchestra di John Cale, nel privato e nelle esplosioni di follia omicida passa invece al sound allegro degli anni Ottanta. Il brutale omicidio di Paul Allen (Jared Leto), il diretto rivale del protagonista, avviene infatti sulle note di Fore! degli Huey Lewis and The News, formazione simbolo di quegli anni. Mentre Bateman prepara l’ascia e indossa l’impermeabile, racconta in modo amabile alla vittima i successi della band, come se fosse una normale conversazione tra amici. Una traccia briosa come Hip to Be Squared, collocata in una scena così ultraviolenta, finisce per trasmettere allo spettatore una sensazione di forte inquietudine.

Allo stesso modo, durante l’incontro di Bateman con le due prostitute, si sente nell’aria In Too Deep di Phil Collins, definita dal protagonista “La canzone più romantica degli anni Ottanta”. Poco dopo Sussidio, sempre di Phil Collins, accompagna l’anomalo menage a trois. Di nuovo, un brano decisamente allegro e pop diventa un pretesto per svelare l’intimo narcisismo del protagonista, caratteristica comune a molti assassini seriali. Durante tutto l’amplesso, infatti, Bateman si guarda allo specchio compiaciuto mentre si esibisce in pose da macho al limite del ridicolo. Gli 80s dominano anche la sequenza della discoteca, quando sulle note di Pump up the Volume dei M.A.R.S. Bateman e un suo collega, Bryce (Justin Theroux), si chiudono in bagno a sniffare elevati quantitativi di cocaina.

La colonna sonora di American Psycho, con la sua leggerezza e le sue liriche romantiche, è un variegato tributo alla musica pop di fine anni Ottanta, a quel sound spensierato che ha caratterizzato un’intera epoca. Non si tratta, però, di un semplice revival: la leggerezza che contraddistingue questo genere musicale, trasfigurato dalla prospettiva straniata del protagonista, diventa non solo lo sfondo di terribili omicidi, ma anche lo stimolo che spinge Bateman verso raptus d’ira incontrollabili.

Elia Altoni