Voto

8.5

Né ieri ne oggi c’è spazio per la bontà. Né all’Inviolata, il borgo fermo all’Ottocento in cui 54 contadini sotto mezzadria vengono sfruttati dalla marchesa Alfonsina De Luna (Nicoletta Braschi) per produrre tabacco, né nella Milano contemporanea – forse di metà anni ‘90?. Né ieri né oggi c’è spazio per Lazzaro (Adriano Tardiolo), un santo ingenuo, senza poteri, superpoteri o miracoli, che semplicemente crede agli altri esseri umani e non conosce la malizia. E per questo non c’è né tempo né spazio per la sua parabola – genere antico riattualizzato nel contemporaneo –, che si colloca al di fuori di ogni spazio-tempo e lo scavalca, imperturbato e imperturbabile.

Sia ieri, sia oggi c’è spazio per lo sfruttamento. Sia all’Inviolata, sia a Milano, dove i contadini di “ieri” vengono messi al sicuro dalle forze dell’ordine sotto l’ala in apparenza salvifica della democrazia di oggi, che si rivela indifferente tanto quanto la marchesa De Luna e il suo “Grande Inganno”. Quei 54 contadini erano gli ultimi “ieri” e lo sono anche oggi. E Lazzaro ancora sotto di loro, secondo una catena di sfruttamento inarrestabile e inevitabile.

Alice Rohrwacher, forte dei suoi precedenti Corpo celeste (2011) e Le Meraviglie (2014), mantiene la sua regia naturalistica ma la mette questa volta al servizio di una sceneggiatura che si fa via via sempre più antinaturalistica e surreale, che si allontana dal ritratto delle fatiche della terra per avvicinarsi invece al realismo magico della metafora e dell’allegoria. Da Zavattini e Citti a Pasolini e poi a Olmi. Maestri di cui Alice Rohrwacher riprende anche lo stile attoriale, mischiando professionisti, esordienti e non professionisti con un effetto straniante che completa e arricchisce lo slancio favolistico del film.

Escluso da un mondo che conosce solo la sopraffazione, la ghettizzazione e lo sfruttamento del più debole da parte del più forte, l’animo buono di Lazzaro può trovare solo un tempo e uno spazio: quello della favola. Ed è qui che si colloca la macchina da presa di Alice Rohrwacher, trascinando lo spettatore in una storia che tocca delicatamente il cuore, instillandovi il paradossale desiderio di qualcosa che non è mai esistito eppure è sempre mancato: la bontà. Ma esiste solo nelle favole.

Benedetta Pini