Soddisfatti i fruitori dell’arte contemporanea, appagati gli intellettuali europei e d’oltreoceano, eppure L’arte viva di Julian Schnabel non è per pochi eletti. Il documentario, diretto dal regista napoletano Pappi Corsicato e frutto di numerosi anni di lavoro, è più di un semplice resoconto della figura dell’artista statunitense.

Grazie alla storica amicizia tra i due, Schnabel autorizza Corsicato a pescare a piene mani dall’archivio fotografico di famiglia, permettendogli di svelare i segreti della sua infanzia e le avventure della sua adolescenza. Gli ottanta minuti regalati al grande schermo non hanno un inizio né una fine: la storia artistica di Schabel si mescola continuamente a quella famigliare, mentre amici, figli, mogli, colleghi, mercanti d’arte (Al Pacino, Willem Dafoe, Bono, Jean Claude Carrère, Laurie Anderson, Hector Babenco, Jeff Koons) sono chiamati a esprimere la propria devozione nei confronti dell’artista.

Il documentario registra senza filtri le interviste a cuore aperto di chi, da lungo tempo, è a fianco di Schnabel e gode del suo incanto. Rocambolesco, stakanovista, travolgente, affettuoso, esigente, ipercinetico, megalomane, coraggioso: questo e tantissimo altro svelano le riprese di Corsicato, intento a cogliere nella vita dell’artista il suo genio.

Oltre a mostrare le stanze del suo vezzoso palazzo in stile veneziano a Manhattan, il documentario ha il pregio di rivelare il seme creativo dell’artista in chiave atipica, puntellando la pellicola con alcuni suoi brevi interventi che ne palesano tutta la freschezza, spesso offuscata dal successo e dalle fameliche voglie del jet set. Il documentario accompagna lo spettatore alla scoperta delle origini dell’arte di Schnabel, ne spiega le trasgressioni e ne esalta le dimensioni, riprendendo a porte chiuse i momenti della sua creazione artistica. Tele di misure esagerate, ritratti di donne su superfici frastagliate, dipinti resinati macchiati dal suo inconfondibile tracciato bianco rendono Schnabel un genio creativo come pochi.

Ripercorrendo le tappe della sua carriera artistica, il lavoro di Corsicato svela anche le quinte della produzione cinematografica di Schnabel (Basquiat, 1996; Prima che sia notte, 2000; Lo scafandro e la farfalla, 2007; Lou Reed’s Berlin, 2007) attraverso le numerose testimonianze degli attori coinvolti. Impossibile restare indifferenti di fronte al ritratto di Jean-Michel Basquiat che una sensibilità rara, come quella di Schnabel, è stato in grado di dipingere; così come improvviso e toccante è il ricordo dell’amico Lou Reed, amato e stimato fraternamente fino alla prematura scomparsa.

Le due sole telecamere concesse al regista seguono i movimenti di Schnabel senza mai oltrepassare la linea immaginaria della sua intimità, fornendo così un ritratto essenziale e scabro delle sue abitudini. L’arte viva di Julian Schnabel porta sotto i riflettori la lunga esperienza di un uomo che morde la vita fino a masticarla, vincendo i fantasmi della morte con la sua pittura, difficilissima, infinita e carismatica.

Agnese Lovecchio