Voto

3

Il film si apre con la messinscena della storia d’amore tra Adriana, una dottoressa già sessantenne, e Mohamed, un immigrato arabo di appena trent’anni. La donna, bramosa di sentirsi ancora attraente, riesce con un grande e inspiegabile successo a sedurre il giovane uomo, ritratto come un ingenuo bamboccio, incomprensibilmente affascinato da qualcosa che al pubblico non è concesso vedere. La pellicola torna finalmente indietro di un giorno – che coincide con l’incontro dei due protagonisti – qualche minuto dopo, rimediando, anche se solo in parte, all’incomprensione generata dalla prima scena, che aveva lasciato lo spettatore perplesso e sbigottito.

L’amore non perdona permea di toni patetici questa paradossale e forte attrazione tra i due protagonisti, esasperandola al punto che nemmeno la serietà dei temi trattati impedisce ad alcune scene erotiche di suscitare il riso. Lo sguardo allucinato dell’anziana donna al termine di ogni amplesso e la difficoltà del giovane nel comprendere gli evidenti ostacoli che li separano, ridicolizzano il contesto in cui sono inseriti: la lotta di un amore sincero contro pregiudizi basati su supposizioni comuni, dal fondamento reale, che vengono tuttavia esageratamente amplificate e rese inadeguate al caso specifico qui rappresentato.

Prevalgono i primi piani aumentando così l’espressività, già enfatizzata e del tutto fuori luogo, che invade le diverse situazioni nelle quali i personaggi perdono il controllo inutilmente con eccessi d’ira o di passione. Piacevoli sono invece le scene romantiche che ritraggono i due amanti, interrotte però costantemente dall’insopportabile e spesso irrealistico ambiente che li circonda: l’anziana e tenace dottoressa a causa di questa scelta, indubbiamente folle ma personale e quindi giustificata, verrà completamente allontanata e quotidianamente evitata dalla collega – unica amica della donna –, nonché dalla stessa figlia, egoista quanto ottusa.
Gli aspetti più importanti delle vite dei protagonisti prima del loro incontro vengono presentate solamente attraverso lo svolgersi della loro storia d’amore, e si rivelano essere un triste ostacolo contro il quale i due sono costretti a lottare per raggiungere la tanto desiderata felicità.

Quello che Stefano Consiglio realizza è un’eccessivamente sottotitolata storia di un amore impossibile, portando così allo stremo le difficoltà che la differenza di età e di religione possono comportare all’interno di una società di finti perbenisti. Il risultato è una pellicola che ridicolizza e manda a monte il suo nobile e potenzialmente originale intento.

Federica Romanò