Voto

7

Diretto da Ritesh Batra e prodotto dalla BBC, L’altra metà della storia è un film tratto dal romanzo The Sense of an Ending di Julian Barnes, ma la distribuzione italiana ha deciso di utilizzare un titolo diverso da quello del libro, semplificando e traviando il suo senso originale.

Londra, XXI secolo. Tony Webster è il proprietario di un negozio di apparecchi fotografici, è separato e sua figlia ha deciso di rimane incinta da sola tramite inseminazione artificiale. Ma la noiosa routine di Tony viene stravolta dall’arrivo di una lettera testamentaria da parte della madre di un suo amore giovanile, evento inaspettato che innesca una sorta di viaggio temporale fatto di flashback ambientati durante la sua esperienza al college.

Il tema principale del film si regge infatti sulla memoria: ogni persona tende a ricordare gli avvenimenti in maniera diversa dagli altri e, soprattutto quando accade qualcosa di cui ci si sente colpevoli, la mente tende a rimuovere quel ricordo. Proprio come una pellicola cinematografica, la memoria può essere manipolata, deformata. E ciò su cui il film fa riflettere è proprio la nostalgia, il senso della vita vissuta e il modo con cui ognuno racconta la propria storia, selezionando solo ciò che vuole far vedere agli altri, rielaborando i ricordi e cambiando le proprie azioni.

Ritesh Batra narra egregiamente questa vicenda con una regia pulita, che riesce a non confondere eccessivamente lo spettatore a causa della mole di salti nel passato, e restituendo la tipica atmosfera britsh. Ma il vero fiore all’occhiello del film sono le interpretazioni Jim Broadbent (Tony Webster) e di Charlotte Rampling (Veronica Ford), che valgono l’intera pellicola.

Marco Severini

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