Voto

6.5
 

Coming of age tutto al femminile e senza i soliti cliché adolescenziali: questo è Lady Bird. Puntando sulla semplicità e sulla spontaneità, per il suo debutto alla regia Greta Gerwig sceglie di partire da se stessa, dal suo passato e dalla sua città d’origine.

Lady Bird è più di un film sul fermento di ribellione giovanile, è una lettera d’amore alle proprie radici e alla propria identità, spesso rinnegate e sentite come soffocanti da tutti gli adolescenti del mondo. Ed è semplicemente questo che fa la Gerwig: metabolizza ora, a distanza di anni, trasfigurandolo in Cristine aka Lady Bird (Saoirse Ronan), quel particolare periodo che ha preceduto la scelta del college. Un momento tanto delicato quanto cruciale per i ragazzi americani, che viene indagato dalla Gerwig con uno stile di regia legato a doppio filo a quel cinema indipendente americano in cui ha mosso i primi passi da cineasta.

La scrittura della Gerwig, vivace e sbarazzina, si concede qualche compiacimento di troppo, soprattutto negli evidenti riferimenti autobiografici che la dipingono come un’adolescente a tutti i costi diversa, speciale. E la capacità di schivare abilmente tutti gli stereotipi dei teen movie per rielaborarli con originalità, come nel rapporto figlia-madre iperprotettiva e ansiosa e figlia-padre dolcissimo ma depresso, non riesce a imporsi come costante del film, cedendo spesso a soluzioni scontate, soprattutto nelle delicate ma banali dinamiche di amore e amicizia.

Benedetta Pini