Voto

8

 


A cinque anni dall’ultima produzione (il film TV Behind the Candelabra, 2013), Steven Soderbergh torna sul grande schermo con lo strambo caper movie La truffa dei logan. Il genere non è nuovo al regista statunitense, ma i fasti di Ocean’s Eleven (Twelve e Thirteen) sono ormai lontani. Dal 2001 – anno di produzione del primo capitolo della trilogia – il mondo è cambiato e con lui gli Stati Uniti.
 
Il quadro sociale illustrato sullo schermo non è più fatto di casinò, smoking e imprenditori milionari, ma di disoccupazione, precariato e veterani dell’Iraq. Il West Virginia è teatro di profondi contrasti sociali, degna rappresentazione dell’indole reazionaria di uno degli Stati a più marcata maggioranza repubblicana: tra chi arranca per la sopravvivenza tra campi e miniere e chi, al contrario, sperpera denaro in un’auto sportiva dopo l’altra.Soderbergh si schiera dalla parte dei primi e sceglie come protagonisti due sconfitti, due fratelli vinti dalla sfortuna e dalla vita: l’uno, Jimmy (Channing Tatum), infortunato e zoppo da una gamba e l’altro, Clyde (Adam Driver), che ha perso un braccio combattendo in Iraq.
 
Due corpi incompleti e difettosi per due menti altrettanto malconce, due simple minded – come sono definiti sullo schermo. Eppure Jimmy e Clyde Logan riescono nella loro impresa, escono vittoriosi – o forse solo “lucky – e portano a compimento la loro frode al sistema. Non si tratta solo di una rapina alle casse dello Charlotte Motor Speedway, infatti, ma di una vera e propria beffa all’intero sistema economico e sociale degli Stati Uniti: Jimmy è “one of the Unabomber types”, non possiede un cellulare né connessioni a internet e tutto nella progettazione della rapina – dai complici agli strumenti di cui si serve – è semplice, perfino farlocco. Il successo stesso di una simile impresa è profondamente beffardo.

Ed è proprio nella beffa che La truffa dei Logan riesce. Adattandosi ai nuovi tempi, Soderbergh non perde lo stile che l’ha reso celebre – la celerità d’azione, il montaggio scattante e l’andatura dinamica dell’insieme – ma acquista in profondità di sguardo e di giudizio.

Giorgia Maestri

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