Voto

6.5
 

Cosa succederebbe se la ricerca della verità storica si tramutasse, di colpo, nella ricerca della propria vera identità? È ciò che prova a raccontare Amichai Greenberg ne La Testimonianza, presentato all’ultima Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia. Un film che scava nelle radici della cultura ebraica intesa come parte fondante del loro concetto di umanità, aldilà della mera fede religiosa.

Il cuore della narrazione risiede nell’Olocausto, ma non ne è il punto focale. Il dispiegarsi della trama si dipana infatti in un dissidio costante tra Yael (Ori Pfeffer), uno storico di fama internazionale da anni alla ricerca di prove che testimonino il massacro di oltre duecento ebrei nel villaggio di Lendsdorf (Austria), e il governo, che minaccia di edificare proprio su quel territorio, rischiando di porre la parola fine a un lavoro meticoloso di ricerca e, soprattutto, di verità storica di importanza globale. Durante il lavoro di classificazione delle testimonianze, però, qualcosa sveglia Yael dal torpore da topo di biblioteca in cui pare essere precipitato: le sue origini sembrano essere state messe in discussione.

Comincia così un viaggio di duplice intensità che confluisce nella storia dello sterminio di Lendsdorf, ed è in questo momento che la sceneggiatura, finora lineare e di grande impatto emotivo, subisce un piccolo contraccolpo. Com’è possibile che dopo anni di ricerche e di prove vagliate e ri-vagliate Yael non avesse visto le soluzioni palesi, che aveva proprio sotto ai suoi occhi?

Nonostante questo incidente di percorso devii in parte la coerenza della trama, il film risulta comunque credibile grazie alla magnetica interpretazione di Ori Pfeffer, a una regia moderna, che si avvale dei luoghi come se fossero personaggi viventi della storia (si pensi al contrasto tra l’evolutissima biblioteca dove Yael studia e la Gerusalemme di sfondo, ingabbiata nel passato), e a un’attenzione particolare nella fotografia e nella costruzione delle inquadrature, che giocano molto con le geometrie degli ambienti

Caterina Prestifilippo