Voto

7.5

Perdersi fra le desolate campagne del Nord dell’Inghilterra, nei ritmi serrati del lavoro contadino, in cui l’essere umano e le sue emozioni sono scandite dalle esigenze della natura. L’uomo e l’ambiente sono al centro del primo lungometraggio del regista e sceneggiatore britannico Francis Lee, La terra di Dio (God’s own country, 2018).

Lunghe carrellate delle terre in cui trascorrono le giornate Johnny Saxby (Josh O’Connore) e Gheorghe (Alec Secareanu) si alternano ai molteplici primi piani dei due giovani e ai dettagli dei loro corpi e di quelli degli animali di cui si occupano. La terra di Dio consente un’immersione nei suoni e nel flusso della natura, cadenzata da uno sguardo quasi documentaristico sulle nascite degli agnelli, sulle aste delle mucche, su come medicare gli animali, su come scuoiarli e su come produrre il formaggio.

La macchina da presa stringe i volti dei protagonisti in una morsa, sta addosso alla loro pelle, li soffoca, così come soffocati sono i sentimenti di Johnny – non a caso il film si apre con i suoi conati di vomito. Il giovane ha sulle proprie spalle la responsabilità dell’intera fattoria – il padre è stanco e malato – e l’obbligo di garantire il sostentamento della sua famiglia. Chiuso in sé stesso e sfuggente, i suoi unici sfoghi in queste terre desolate consistono nell’ubriacarsi e nel concedersi del sesso occasionale.

Al ritmo serrato delle prime inquadrature e alla gestualità brutale con cui Johnny svolge le sue mansioni in fattoria si sostituisce un tempo più lento, in cui Gheorghe insegna a Johnny a toccare l’altro con delicatezza, senza avere paura di amare. Il film segue passo, passo il fiorire di un amore fra i due, che con estrema dolcezza si fa spazio in un ambiente rurale e ostile, in cui anche i rapporti famigliari sono castrati da lungo tempo, ormai legati esclusivamente al lavoro.

Lunghi silenzi portano con sé il fremere di una passione viscerale, destinata a esplodere incontrollata: si vivono gli sguardi, la trepidazione di un amore che cresce, gli ansimi che accompagnano gli amplessi dei due amanti, i sospiri dei loro corpi lontani. Una storia d’amore raccontata con estrema sincerità, che apre uno spiraglio di luce nella solitudine di un cuore che sembra arido come la terra che coltiva.

Fosca Raia

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