Voto

5

Il dramma storico La ragazza dei tulipani (Justin Chadwick) si presenta imbellettato di una sontuosa e accurata ricostruzione dell’Olanda del XVII secolo. Dopo aver firmato la regia de L’altra donna del re (2008), l’inglese Justin Chadwick torna indietro nel tempo, sperando, ingenuamente, di ripetere quel successo. Al contrario, la narrazione si dipana attraverso un intrigo grossolano e poco convincente, che fa dell’amore proibito tra Sophie (Alicia Vikander) e il povero ritrattista Jan Van Loos (Dane DeHaan) un classico e banale dejà vu. Neppure la taratura di attori ben affermati (Christoph Waltz e Judi Dench) distoglie l’attenzione dalle falle di una sceneggiatura che pare rabberciata in più punti. Sembra infatti che l’adattamento del plot rincorra a fatica le minuzie tecniche e la ricostruzione storica, che si accaparra invece il podio per qualità e varrebbe da sé la visione del film.

Il titolo originale, Tulip Fever, suggerisce la febbrile passione per i bulbi di tulipano che investì piccoli e medi commercianti d’Europa alla ricerca di una fortuna facile e immediata. Di questa trepidante attività se ne riconoscono i segni nella precisa e maniacale raffigurazione degli interni, delle suppellettili casalinghe e dei costumi, che paiono alimentati dalle atmosfere intime e polverose delle tele olandesi del ‘600. Mentre le scene domestiche raccontano di scricchiolii furtivi e fotografano soggiorni impreziositi da pesanti arazzi asiatici e vasi di rari tulipani in sfioritura. Peccato che questi beni effimeri della vanitas barocca siano serviti sullo stesso piatto di un finale affrettato e sbrigativo: soluzione a lieto fine obbligata e superficiale, tipica dei drammi amorosi di medio livello.

Agnese Lovecchio