La Notte è una giovanissima band fiorentina. Esponenti di una nuova generazione di indie, hanno da poco pubblicato il secondo album Volevo fare bene (Woodworm), seguito del primo lavoro La Notte (2015). Caratterizzati da atmosfere avvolgenti e confortanti, che sanno ammaliare l’ascoltatore al momento giusto, i La Notte si sono guadagnati un ruolo da supporter per l’intero tour 2018 degli Zen Circus.

Volevo fare bene è il titolo del vostro secondo album, oltre che del primo singolo estratto: è un augurio verso il futuro o un rimpianto del passato?
Volevo fare bene rappresenta più che altro uno stato d’animo, quella sensazione che hai quando fai qualcosa con tutte le buone intenzioni ma non succede ciò che vorresti. Si tratta di questo: un rimpianto che tutti provano almeno una volta nella vita (sicuramente più di una).

Nel processo di scrittura sembrate cantautorali, ma gli arrangiamenti sono quelli di una band a pieno regime. Come nasce una canzone dei La Notte?
Hai ragione, probabilmente perché i brani di questo disco sono tutti nati in modo parecchio cantautorale, ovvero chitarra e voce o piano e voce, per poi essere stravolti nel nostro studio in mille modi, arrangiati e riarrangiati fino alla forma perfetta.

Rispetto al primo disco (La Notte, 2015) col nuovo lavoro Volevo fare bene vi siete spostati su sonorità più soft e su testi più intimistici. È stata una scelta artistica o “di pancia”?
In verità, non sappiamo neanche noi perché abbiamo composto così il disco. In quel momento pensavamo che fosse la nostra strada, con quelle sonorità. In realtà, siamo sempre stati un gruppo molto soft, anche come ascolti. Quindi sì, è stata una scelta artistica ma allo stesso tempo era esattamente quello che sentivamo in quel momento come qualcosa di nostro.

Nella vostra identità artistica si sente una miscela di influenze, rielaborate verso un sound tutto vostro, personale. Quali sono i gruppi che più hanno segnato la vostra crescita?
In questo ultimo periodo il cantautorato italiano come Lucio Dalla e Battisti, ma anche musicisti come Morgan e artisti esteri quali Andy Shauf, Father John Misty, Alabama Shakes. Poi molto del nostro sound si ricollega alle radici che abbiamo, che sono riconducibili principalmente ai Beatles e agli Strokes.

Valentina Cipriani

Una nota di plauso va all’illustratore dei vostri lavori, Giulio Noccesi, con cui collaborate fin dagli esordi. Quali dinamiche entrano in gioco quando si deve unire l’immagine alla musica?
Anche in questo caso il processo è stato differente tra il primo e il secondo disco. Per La Notte abbiamo proprio chiesto a Giulio di farci un disegno per la grafica dell’album. Questa volta, invece, dopo avergli fatto sentire il disco, ci ha proposto lui alcuni quadri a cui stava già lavorando e che secondo lui erano coerenti con la musica.

Nei prossimi mesi aprirete l’intero tour degli Zen Circus. Che sensazioni dà ricevere una notizia del genere?
Siamo contentissimi. Con gli Zen ci sentiamo molto legati, sarà che Karim ha prodotto il nostro primo disco e che Appino è diventato un amico che spesso viene ai nostri concerti. In un modo o nell’altro sono tutti e quattro sempre stati partecipi del nostro cammino ed è importante per noi che parte del nostro percorso incroci di nuovo la loro strada.

Nonostante la lingua italiana, la vostra musica suona molto estera: avete mai pensato a un exploit fuori dall’Italia? Ultimamente si sente spesso parlare di artisti italiani che girano l’Europa.
È una cosa che vorremmo fare prima o poi, vedremo cosa succederà!

La scena musicale indipendente sta vivendo un ricambio generazionale di cui voi siete esponenti. Quali sono, secondo voi, i veri astri nascenti del nostro Paese?
Ci è piaciuto molto il disco di Andrea Laszlo De Simone, ed è molto bello anche il brano che Max Gazzè ha portato a Sanremo. Spesso quello che sentiamo in giro non lo sentiamo nostro, e forse è anche positivo, perché ci spinge a non ripeterci. Di recente abbiamo conosciuto anche Bianco, che non avevamo mai approfondito come artista, e adesso che lo conosciamo lo apprezziamo molto.

Quali sono i programmi per il futuro una volta che “il ciclo del disco” sarà concluso?
Ovviamente fare un disco nuovo il prima possibile. Abbiamo una costante voglia di rinnovarci e di scrivere nuovo materiale. Adesso siamo molto concentrati sul lavoro per questo disco e sulle date, ma prestissimo ci rimetteremo a lavorare su altro materiale, e chissà cosa verrà fuori.

Federico Bacci