Voto

6.5

Una classe di preadolescenti difficili, un contesto multietnico e degradato, un violinista depresso. Sullo sfondo gli arrondissement di una Parigi lontana e patinata, affascinante ed irraggiungibile. Queste le premesse de La Mélodie, terzo lungometraggio del regista franco-algerino Rachid Hami. Sebbene la trama non brilli per originalità, il film restituisce in modo convincente un malinconico spaccato di realtà. Se all’apparenza il film possa sembrare niente più che uno School of Rocka tinte cupe, col passare dei minuti rivela invece la sua profondità drammatica.

Kad Marad, volto conosciuto nel cinema comico francese, interpreta Simon, un violinista disilluso che si vede costretto ad accettare l’incarico di insegnante in una scuola di periferia. Toccante la sua performance, così come quella dei suoi studenti: si fa quasi fatica a credere si tratti di fiction e non di un documentario. Per questo è consigliata la visione in lingua originale: il doppiaggio italiano, per quanto pregevole, non restituisce a dovere il fallimento, la delusione e la voglia di rivalsa impressi nel linguaggio, nel tono e nei diversi accenti dei personaggi.

In contrasto con la scuola degradata, una Parigi immersa nella heure bleue della sera, vista dai tetti delle case-casermone in cui vivono i bambini. Scontata, ma anche molto d’impatto visivo, la scena in cui Arnold (Alfred Renely), il piccolo prodigio della classe, prova a suonare il violino sul tetto; lo stesso che ospiterà i suoi compagni per provare tutti insieme la Shéhérazadeche stanno imparando a scuola.

Nel complesso, il film può dirsi riuscito, nonostante la sceneggiatura sorvoli sulle storie personali dei protagonisti e si limiti ad aprire qualche parentesi qui e là senza approfondimenti.

Caterina Prestifilippo

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