1. Medical dimension

La linea verticale è il nuovo lavoro di Mattia Torre, sceneggiatore di Boris, tratto dal suo libro omonimo. La serie conserva quelle caratteristiche che avevano reso indimenticabile Boris, dalla spontaneità del cast all’umorismo a tratti cinico. Partendo da un soggetto drammatico, Torre riesce ad ironizzare in modo intelligente sul contesto ospedaliero, realizzando un prodotto che, lontano dai canoni dei prodotti televisivi medi, riesce a far ridere e, soprattutto, a farsi prendere sul serio, senza mai cadere nel banale.

2. L’ospedale in Italia

Lo spunto narrativo è semplice: Luigi, interpretato da un bravissimo Valerio Mastandrea, scopre di avere un cancro e, di conseguenza, si ritrova a vivere all’interno dell’ospedale. La linea verticale ricrea così i luoghi più comuni della sanità italiana e del contesto ospedaliero, arricchendoli con inserti surreali e a tratti onirici senza perdere veridicità. La serie alterna inoltre parti drammatiche a comiche, legate da un filo resistente che dà origine a un universo in cui lo spettatore si può facilmente immedesimare.

3. La vita

Il messaggio che percorre tutta la serie è altrettanto semplice: l’amore per la vita e l’importanza di saper apprezzare tutto ciò che si ha, anche quando sembra svanire. Una celebrazione dell’amore e della vita che sfocia nella celebrazione di tutti quei lavoratori, medici, infermieri che si dedicano agli altri con impegno e serietà.

4. Cast
 

Gli attori regalano allo spettatore personaggi coerenti e allo stesso tempo deliranti, proprio come la vita ospedaliera. Luigi, la moglie amorevole (Greta Scarano), il compagno di stanza Amed (Babak Karimi), Don Costa (Paolo Calabresi) e il dottor Barbieri (Ninni Bruschetta) sono solo alcuni dei personaggi che alzano notevolmente il livello della fiction.

5. Cara Rai

La linea verticale è una delle prime fiction Rai a essere stata caricata sul sito RaiPlay prima dell’uscita sul canale televisivo (Rai 3). Ci si augura che questo approccio verrà utilizzato anche in futuro come prassi per le serie. In un contesto dominato da Netflix, che cerca di prendere il controllo anche della serialità italiana, è necessario che la “mamma Rai” si adegui ai cambiamenti della fruizione audiovisiva proprio attraverso il sostegno di prodotti di alto livello, che mancavano da anni all’interno della sua programmazione.

Marco Severini