Voto

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La comunicazione è la base di ogni relazione: gli individui interagiscono tra loro comunicando, una necessità ora più che mai impellente nell’era della digitalizzazione. La forma della voce parla proprio di ciò che sta via a via diventando meno rilevante: l’interazione umana.

Shoko è una ragazzina sordomuta che comunica con gli altri attraverso un quaderno. Arrivata nella nuova classe, sembra essere accettata, ma la sua fragilità la porterà suo malgrado a scoprire quanto le persone possano essere cattive.

Nonostante le tematiche rodate, la pellicola si distingue per il modo con cui le mette in scena. In un contesto piuttosto ordinario, che vede i protagonisti vittime di bullismo, ciò che segna una differenza tra La forma della voce e le altre storie sul bullismo è la necessità di redenzione del carnefice. Non solo, il lungometraggio è anche una metafora semplice e limpida dell’Odissea che tutti devono affrontare nella vita: l’accettazione di se stessi.

Filippo Fante