Pantaloni a zampa d’elefante e un paio di francesine: è questa la prima inquadratura de La febbre del sabato sera.  Una pellicola che è invecchiata bene, e proprio lo scorso 16 dicembre ha spento 30 candeline.

La generazione rappresentata nel film si riflette tanto nel modo di vestire quanto nell’atteggiamento dei personaggi. I ’70s sono gli anni della parità dei sessi, delle minigonne, degli shorts, dei colori e delle scollature. Sono gli anni del cambiamento, della rivoluzione e della creatività, in tutti i campi. La tecnologia, i colossal della Nuova Hollywood, il dominio dei grandi marchi e la nascita del consumismo hanno cambiato per sempre il modo di vivere.

La febbre del sabato sera esce proprio nel 1977. Simbolo di un’epoca, ha catapultato gli Stati Uniti nella mania della disco music, affermandosi come un cult senza tempo e un must per tutti i cinefili. Il film che ha lanciato John Travolta non parla solo di un giovane ragazzo con la passione per il ballo, ma dipinge quegli anni in tutta la loro grandezza, senza tralasciare i retroscena più oscuri. Infatti, se da una parte la rivoluzione si stava diffondendo in tutti i campi, dall’altra erano recidivi i problemi che ancora oggi affliggono la società, come l’omofobia e il razzismo.

Sono anche gli anni in cui la categoria dei “giovani”, che prima non esisteva, inizia ad affermarsi: una generazione che vuole buttarsi alle spalle il passato e guardare oltre l’orizzonte con entusiasmo, pronti ad abbandonare il tradizionalismo e avviarsi alla modernità. Il film affronta infatti tutti i temi più scottanti dell’epoca, a partire dalle problematiche legate alla fede religiosa: il fratello del protagonista è un prete che vuole lasciare il sacerdozio, scelta che provoca la disperazione dei familiari. Anche la questione dell’aborto interessa da molto vicino uno dei protagonisti; per non parlare dell’omofobia e del maschilismo, che invadono l’intero contesto in cui si muovono i personaggi. Una riflessione più approfondita verte proprio sul rapporto tra uomo e donna: da una parte Annette (Donna Pescow), succube del compagno, dall’altra Stephanie (Karen Lynn Gorney), emancipata, autonoma e capace di badare a se stessa.

Il film è tratto da un’inchiesta giornalistica che indaga la vita notturna delle persone meno abbienti in relazione a quella del ceto benestante, due polarità incarnate dai protagonisti Anthony (John Travolta), un ragazzo di appena 19 anni proveniente dal basso che ha dubbi sul proprio futuro, e Stephanie, una donna benestante e matura che sa perfettamente dove sta andando. Alla loro vicenda fa da sottofondo una lieve critica alla società che si stava affermando proprio in quegli anni.

L’enorme successo della pellicola non si deve solo alle tematiche e al contesto culturale che rappresenta, ma anche alla presenza di strepitose tracce senza tempo. La soundtrack del film, costituita soprattutto da brani dei Bee Gees (Statin’ Alive, Night Fever e How Deep is Your Love), ha avuto un successo clamoroso, diventando una delle colonne sonore più vendute di tutti i tempi. Sono in realtà decine i premi vinti dalla pellicola, come l’Oscar a John Travolta, che sarà protagonista di un altro musical di grande successo: Grease, uscito l’anno successivo.

Filippo Fante

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