Voto

5
 

Parlare di femminismo senza cadere nel cliché non è facile, come dimostra la vicenda di Harvey Weinstein. La Battaglia dei sessi cerca di superare l’ostacolo, attraverso la cronaca sportiva, raccontando una delle partite di tennis più famose del nostro secolo: Billie Jean King (Emma Stone) contro Bobby Riggs (Steve Carrell). Grazie anche a questo evento mediatico le donne, da sempre legate al binomio cucina-famiglia, iniziano ad ambire alla parità dei sessi.

La pellicola dei coniugi Jonathan Dayton e Valerie Faris lavora con assonanze e contrapposizioni, puntando tutto sull’interpretazione della Stone e di Carell, calati ad hoc nelle vesti dei due giocatori: da un lato un eccentrico Bobby Riggs, scorretto, carnevalesco, inconsapevole maschilista, eppure profondamente umano, dall’altro una Billie Jean fragile e determinata, eroina alla ricerca di se stessa e della propria identità sessuale, pronta a raccogliere il guanto di sfida per cambiare il sistema. Un merito particolare all’interpretazione della Stone e alla sua strabiliante espressività: la fisicità e il suo “parlare con gli occhi” fanno emergere la vulnerabilità e la timidezza di una Billie Jean spesso oscurata dall’ombra del suo stesso personaggio pubblico, che si evolve fino a esplodere nel finale.

Nonostante l’evento storico venga ricostruito in maniera scrupolosa attraverso l’uso di lenti d’epoca e un’accurata fotografia, il film risulta però privo di ritmo, di frizzante comicità e di tensione drammatica. La battaglia dei sessi si rivela allora un calderone posticcio di ingredienti propri del biopic, della commedia e del drama che faticano a trovare un equilibrio. La mancanza di un punto di vista netto lede inoltre l’efficacia complessiva del film e svilisce il tema centrale: la lotta del femminismo negli anni ’70 si riduce a un banale botta e risposta tra Billie Jean e Bobby Riggs e sfocia in melense sviolinate circa la scoperta della sessualità della protagonista, che appiattiscono e minimizzano un argomento invece molto sfaccettato e dibattuto.

Daniela Addea e Anna Magistrelli