Voto

8

Tirate pure un respiro di sollievo: il nuovo album di Pusha-T è uno scazzatissimo disco senza fronzoli che funziona alla perfezione. Scordatevi tutti quei soporiferi album hip-hop – e ultimamente se ne sentono tanti – che antepongono la quantità alla qualità: preparatevi, piuttosto, a un’esplosione capace di infiammare tutto l’ambiente circostante in poco più di mezz’ora.

A partire dalla intro e dallo straordinario uso dei bassi che la caratterizza, i brani di King Push – Darkest Before Dawn: The Prelude provocano nell’ascoltatore il sentimento del Sublime: si rimane affascinati e contemporaneamente intimoriti dalla potenza dei suoni fuori dalla nostra portata.

L’hip-hop anni ’90 è il perno su cui ruota l’intero album, ma non è il solo protagonista: di forte impatto sono anche i vibranti suoni elettronici di Untouchable (il brano più interessante) che, però, hanno vita breve, e già dalla traccia successiva lasceranno il posto a melodie sintetiche sempre più sinuose e distese. Mentre sono le soavi voci di The Dream, Kanye West e Kehlani ad addolcire altri brani, tra cui M.F.T.R., M.P.A. e Retribuition, contrastando l’effetto pungente della voce aspra di Pusha-T e del suo crudo lirismo.

Proprio questo improvviso cambio di rotta, che paradossalmente non spezza l’armonica coerenza del disco, fa di King Push – Darkest Before Dawn: The Prelude un album capace di sorprendere. Pusha-T, infatti, dona al suo nuovo ed elettrizzante progetto un’innovativa impronta del tutto personale, infischiandosene del gusto e delle aspettative dell’ascoltatore.

Federica Romanò