Voto

8
 

Attivo anche come Zoo Kid e con il nome di battesimo Archy Marshall, King Krule torna con una nuova produzione sotto pseudonimo, a quattro anni da 6 Feet Beneath the Moon. The OOZ è un disco di non-luoghi e non-generi, tanto sospeso fra jazz, post punk e blues, quanto fra trip-hop, R&B e dub, che scava nel profondo della mente dell’ascoltatore nel corso delle diciannove intense e mai scontate tracce.

Un puzzle inestricabile, dal quale emergono i pensieri di Marshall sulle donne (Vidual) e le sue riflessioni immaginifiche sul senso di essere umano (“Half man with the body of a shark” è il ritornello di Half Man Half Shark), stando sempre un passo avanti all’ascoltatore, quasi a non voler mai svelare il senso più profondo dietro alle parole. “I wish I was people” canta in The Locomotive: un urlo di disperazione mitigato dalla consapevolezza che “We all have our devils”.

Marshall cerca di purgatoriarsi il cranio liberando da censure e limiti il suo flusso di coscienza (“Abandoned bodies by numb minds, the universe salutes, Lucifer cries”, The OOZ), e regala una performance formalmente godibile e contenutisticamente degna di una seduta psicoanalitica.

Gaia Ponzoni