Voto

7.5

Quello di Kedi. La città dei gatti è un viaggio nel cuore antico e pulsante di Istanbul, un’esplorazione a quattro zampe nella storia più profonda della capitale turca.

Da un quartiere all’altro, tra una casa, un negozio o un ristorante, c’è sempre un gatto. Ed è proprio attraverso gli occhi e le vite di alcuni di questi felini che la regista Ceyda Torun porta sul grande schermo il racconto di un rapporto che esiste e si propaga da millenni. I gatti, infatti, hanno sempre fatto parte di Istanbul, al pari o forse più, di molti cittadini: hanno sempre vissuto a contatto con l’uomo, in un modo singolare e unico al mondo.

Sono animali liberi, Istanbul è la loro unica “padrona”; e quella che traspare dal film è una Istanbul segreta, magica, misteriosa e nascosta, lontana dal frastuono del turismo. C’è spazio per la storia della città, per uno sguardo al futuro, per una critica costruttiva: tramite i racconti degli intervistati, tutto della città è, in qualche modo, legato ai gatti. Perché i kedi (gatti, in turco) sono a tutti gli effetti la vera anima della città.

Pregevole l’utilizzo del drone, che funge da “taxi aereo” per spostarsi da un quartiere all’altro della città. Acuto anche l’utilizzo di piccoli carrelli raso terra e della camera a infrarossi, come a voler simulare i movimenti e la vista notturna dei gatti. Infine la colonna sonora (spesso musica del luogo), che puntella saggiamente le scene senza essere preponderante o troppo d’impatto emotivo.

Kedi. La città dei gatti è una perlina di 75 minuti che non stanca e non annoia: è una fotografia affascinante di una splendida città a cavallo tra Occidente e Oriente.

Caterina Prestifilippo

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