Voto

8.5
 

Con Isolation, Kali Uchis conferma di essere uno dei talenti più poliedrici in circolazione. Quello della giovane cantante R&B è un nome noto ormai da diversi anni, ma il pubblico ha dovuto attendere il 2018 per assistere al suo esordio ufficiale. La qualità di Isolation è evidente sin dai credits che ne accompagnano l’uscita; in ordine sparso: il leader di Odd Future Tyler the Creator, Jorja Smith, uno degli astri nascenti dell’R&B, due dei polistrumentisti più forti del momento, Thundercat e Steve Lacy, produzioni dei Gorillaz e il leader dei Blur Damon Albarn; solo per citare i più noti.

A partire da un parco di collaboratori così vario e ricco, la cantante crea un disco che si sostanzia di atmosfere diverse, tutte al suo servizio, sfruttate in modo funzionale per rendere la propria interiorità e la propria voce le protagoniste indiscusse dell’album. Questo perché Kali Uchis non è interessata a conferire al lavoro un’uniformità sonora legata a un genere preciso, e ha invece optato per un percorso più tortuoso, articolato e, a conti fatti, più interessante. Il risultato è un disco che suona sia contemporaneo sia rétro, ispirato a funk, soul e R&B quanto a rap, rock e reggaeton.

Questo crogiuolo di generi e stili restituisce un’immagine tridimensionale dell’artista, che si presenta al pubblico come una persona poliedrica e ricca di sfaccettature. Grazie anche a una ricerca approfondita per la stesura dei testi e per le produzioni dall’ampio respiro, l’album si dimostra fruibile da più tipi di ascoltatori, non solo da parte degli amanti dell’R&B. Eppure, nei 45 minuti di ascolto un sottile filo rosso collega tutte le tracce, che nel loro complesso vanno a delineare lo splendido mosaico che è Isolation. Un debutto di altissimo livello per una delle promesse della musica internazionale.

Marco Bianchessi