Voto

8
 

Negli ultimi anni quei gruppi che hanno scritto un pezzo della storia del rock e del metal hanno sviluppato la nostalgica tendenza di pubblicare un album dopo molti anni di silenzio produttivo; tra i più celebri Black Sabbath, Deep Purple e Metallica. Questi lavori tardivi hanno spesso ricevuto non più di una tiepida accoglienza dai fan, i quali sembrano apprezzare il peso dell’età dei loro amati musicisti, che non solo influisce sul vigore fisico ma anche sull’effettiva qualità del lavoro. Nonostante sia difficile che una band storica riesca a proporre qualcosa di originale e non stantio né ripetitivo, i Judas Priest sembrano esserci riusciti col loro ultimo album: Firepower.

I veterani dell’heavy metal britannico hanno prodotto un disco impregnato di quell’inconfondibile stile che ha influenzato molte generazioni di band, senza tuttavia farlo apparire vecchio e già sentito. Nel corso delle tracce si possono distinguere le varie sfaccettature che hanno caratterizzato lo stile del gruppo nel tempo, riprendendo la velocità di Painkiller e la maggiore elaborazione dei primi album, ma anche lo sperimentalismo del concept album Nostradamus. Il risultato complessivo è sorprendentemente piacevole; degne di nota sono Lightning Strike, veloce e incalzante, dall’approccio quasi epic metal; Never the Heroes, con un inaspettato intro di sintetizzatore e impreziosita da riff di chitarra arpeggiati; infine Guardians, dotato di uno degli intro meglio riusciti della carriera della band. Fatta eccezione per una piccola caduta di stile negli ultimi brani, Firepower spicca fra i migliori album metal degli ultimi anni, e riesce a rispolverare i gloriosi albori di questo genere.

Leonardo Fumagalli