Voto

9

Il re è nudo: mai, in trent’anni di carriera, Jovanotti si è presentato così artisticamente spoglio.

I quattordici brani prodotti da Rick Rubin coniugano la tradizione italiana al sound americana e country, tornato in voga da qualche anno negli Stati Uniti grazie ad artisti come Chris Stapleton, Jason Isbell e Sturgill SimpsonIl lavoro di sottrazione del produttore salta subito all’orecchio: dall’anima west coast di Sbagliato, alla romantica Chiaro di Luna, fino al blues di Quello che Intendevi sono le chitarre acustiche a imperversare su buona parte dell’album. Fanno eccezione Oh, Vita!, in cui la veemenza del basso di Saturnino e della batteria diventa la protagonista assoluta, facendo da tappeto sonoro a un flow puramente old school, e Le Canzoni, che insieme a Navigare e Amoremio si lasciano accompagnare da tastiere e vocoder.

La sintesi stilistica tocca anche i testi: il flusso di coscienza che imprime la scrittura del cantautore romano viene ridimensionato e ridotto all’osso, eccezion fatta per In Italia, un affresco afro e funk del Bel Paese che cita Ramazzotti e – a detta dello stesso Jova – si posiziona tra L’Italiano di Cutugno e Viva L’italia di De Gregori.

Oh, Vita! ha tutte le carte in regola per arricchire una discografia che, citando la title track, rende Lorenzo Cherubini “uno standard, un grande classico”.

Christopher Lobraico