Si sono concluse da pochi giorni le cinque giornate milanesi dedicate al cinema del Quebec. Il festival, giunto alla sua quattordicesima edizione, ha preso luogo nell’elegante cornice dell’Institut Francais di Milano, dove è stata proposta una serie di cortometraggi e lungometraggi legati a una tematica comune: i rumori della città.

Montréal New Wave, Erik Cimon, Canada 2016
Erik Cimon racconta il clima culturale della Montréal degli anni Ottanta con un documentario che ripercorre l’esperienza della new wave. Riecheggia così l’urlo eccentrico di una generazione che ha plasmato un nuovo modo d’intendere il mondo, dove tragico e comico si sono fusi e confusi e nel cui contesto è nata la band dei Men without hats. Nonostante si tratti del suo primo impatto con il genere, Cimon si dimostra capace di rappresentare le trasgressioni della new wave con una regia ben orchestrata e delle inquadrature attente e variopinte, capaci di rendere giustizia alla non facile materia catturando lo spettatore.

Le bruit des arbres, Francois Peloquin, Canada 2015
L’opera prima di Peloquin è un’inquieta avventura nelle aree boschive del Quebec attraverso lo sguardo di Jérémie, un diciassettenne su cui grava il peso dello scontro tra i valori della tradizione rurale e l’eco delle novità della grande città vicina, ricca tanto di pericoli quanto di possibilità. Il ritmo lento della narrazione e i toni tenui della campagna della Gaspésie esaltano il senso di ansia e oppressione che permea la pellicola, dando vita a un prodotto intenso ed emozionale. Una storia priva di colpi di scena che riesce a inquadrare la Bildung del giovane Jérémie e impreziosita dalle inconsuete ma felici scelte di Péloquin.

Les Demons, Philippe Lasage, Canada, 2015 
Lungometraggio uscito nel 2015, Les Demons si presenta come un’autobiografia del regista. Les Dèmons (i demoni) sono i segreti che ognuno di noi si porta dentro fin da piccolo: i fotogrammi riproducono le paure e le scoperte dei bambini in chiave quasi comica, come la scoperta della sessualità in relazione alla fantasia infantile; chiave di tutto il film. La musica, che spazia tra il sacro di memoria pasoliniana e il pop, conduce lo spettatore all’interno delle scene più emblematiche. Lasage, complice una fotografia molto accurata e una regia al limite della perfezione, riesce così a rappresentare in maniera semplice la fase più complicata della propria infanzia e nella quale un po’ tutti si possono ritrovare.

Prank, Vincent Biron, Canada, 2016
L’esordio di Vincent Biron ha lasciato tutti a bocca aperta. Con Prank (letteralmente, “scherzo”) il regista canadese riesce a unire frenesia adolescenziale e sprazzi di romanticismo vero e proprio, ergendo il proprio film a guida per un’intera generazione che cerca di vivere senza troppi pensieri, grazie anche all’ottima interpretazione dei quattro personaggi. Gli scherzi che i protagonisti attuano a danno dei cittadini, bravate in stile punk, riescono a disturbare anche lo spettatore, inglobandolo completamente nel film. Con questo film – presentato alla Settimana Internazionale della Critica di Venezia73 – Biron si posiziona di diritto tra i registi canadesi più controversi e di talento del nostro tempo, che ha scelto di fare dell’evasione dalla realtà e della rottura degli schemi i cardini dei propri film.

Viaduc, Patrice Lailibertè, Canada, 2015
Fare un buon cortometraggio vuol dire riuscire in poco tempo a raccontare tanto, e con Viaduc Lailibertè c’è l’ha fatta. L’omaggio di un giovane ragazzo a una persona cara scomparsa si trasforma in un inno alla potenza e all’impatto comunicativo della street art, che riesce a raccontare in modo semplice ma profondo, giovanile ma elegante il tema della morte. La musica rap, le corse con lo skateboard e qualche spinello sono gli elementi che all’inizio del film portano fuori strada lo spettatore, prima del tragico ed emozionante finale.

Il festival toccherà presto altre città d’Italia, portando in tour testimonianze di luoghi lontani e di un cinema capace di proporre uno sguardo fresco e innovativo, peraltro vicino a quello di Xavier Dolán, enfant prodige dal passaporto canadese che con il suo cinema ha ormai travalicato i confini del proprio Paese.

Ambrogio Arienti e Mattia Migliarino