As soon as you’re born, they make you feel small; by giving you no time instead of it all. Le prime due frasi dell’inno di John Lennon, Working Class Hero, riecheggiano nella mente di ogni persona. Il Beatle ha scelto il primo trauma dell’essere umano, la nascita, come punto di partenza della propria critica alla società in cui viveva. Società che riteneva classista e impari, contro la quale si è sempre opposto, in musica e nella vita quotidiana. Superfluo ricordare le ormai famosissime lotte di John and Yoko, coppia simbolo degli anni Settanta, con bed-in, sit-in e manifestazioni di ogni genere. La pacifica guerriglia per la pace, condensata in capelli lunghi e occhiali rotondi, era accompagnata dal suono di una chitarra acustica e da una voce tagliente e veritiera.

Till you’re so f***ing crazy you can’t follow their rules. Le battaglie di Lennon colpiscono proprio il centro del bersaglio immaginario che il musicista britannico si era prefissato e segnano il punto per i piccoli, gli schiacciati, gli oppressi. Anche per Mark David Chapman, ex guardia giurata con un passato da tossicodipendente e periodici ricoveri in cliniche psichiatriche. Chapman era un fervente fan dei Fab Four di Liverpool e in particolare proprio di Lennon, che per lui era “l’uomo più famoso del mondo”, uno status symbol che Chapman sentiva stridere fortemente con gli ideali promulgati dallo stesso musicista.

Parole di uguaglianza sociale e di esaltazione del proletariato non si addicevano a svegliarsi ogni mattina nell’altissimo Dakota Building davanti a una magnifica vista di Central Park; in aggiunta, il rifiuto dell’esistenza di un Dio (che Lennon aveva lasciato trasparire da canzoni come God o Imagine) per un cristiano estremista come Chapman non poteva essere concepibile. Dopo un veloce colloquio con la “piccola gente” con cui l’ex guardia giurata quotidianamente conversava nella propria testa, la sua missione era chiara. Imbracciata una copia de Il giovane Holden di Salinger, Chapman si recò davanti al palazzo Dakota. L’8 dicembre 1980 alle ore 22.52 John Lennon, consacrato in eterno come simbolo della lotta alle guerre, venne ucciso da quattro colpi di arma da fuoco.

They hate you if you’re clever and they despise a fool. John Lennon era intelligente e dotato della giusta dose di follia, e il testo di Working Class Hero ha il sapore di profezia: “First you must learn how to smile as you kill” recita l’ultima strofa della canzone. Come quella di ogni “grande”, la morte di Lennon ha lasciato dietro di sé una scia di conseguenze, tutt’ora in movimento. Raramente il mondo moderno ha permesso di alzare la testa a personaggi di tale spessore, fatto di nobili ideali ma anche di potenti controversie. Uno yin e yang di azioni forti e dalle motivazioni estreme, mirate a persuadere senza forzature. Utopico cercare una figura simile nel panorama odierno. A impersonare John Lennon poteva riuscire solo John Lennon: è diventato un modo di essere, trasceso dall’essenza umana di carne e ossa. A working class hero is something to be.

Federico Bacci