1. “Blue jeans, white shirt… It was like James Dean, for shure”

Molto tempo prima di diventare un attore acclamato e un eterno sex symbol, James Dean si fece notare nell’ambito teatrale (frequentò l’Actor Studios) e come comparsa per il piccolo schermo. La sua grande occasione arrivò nel 1954, quando Dean fu ingaggiato da Elia Kazan per La valle dell’Eden, interpretando la parte del sensibile e irrequieto Cal Trask. Lo stesso anno fu scritturato per il ruolo che lo consacrò come icona degli anni Cinquanta: Jim Stark in Gioventù bruciata di Nicholas Ray. Nel pieno del successo, a soli sei mesi dall’uscita de La valle dell’Eden, l’attore si schiantò con la sua Porsche sulla Route 466 in California. Ma che cosa rese James Dean un’icona?

2. “Hollywood is under me. I’m Martin Sheen, I’m Steve McQueen, I’m Jimmy Dean”

Ciò che colpì Kazan e Ray fu la capacità di James Dean di calarsi perfettamente nei ruoli che gli venivano assegnati. Ne La valle dell’Eden, la scena dell’abbraccio tra padre e figlio fu talmente convincente (proprio come le lacrime del protagonista) da essere inserita nel montaggio finale, nonostante fosse stata improvvisata e la sceneggiatura non la prevedesse. Ma fu con Gioventù bruciata che si affermò il mito di Dean. Il film trae spunto dallo scritto Ribelle senza causa: analisi di uno psicopatico criminale (1944), dello psichiatra Robert Lindner, che sotto forma di diario giornaliero psicanalizza un giovane detenuto. L’idea geniale del regista fu quella di adattare il libro a una sceneggiatura che raccontasse del tipico ragazzo della porta accanto, ma incapace di contenere le proprie pulsioni. Jim Stark è un giovane di buona famiglia che attraversa una serie di inquietudini fino ad avvicinarsi alle compagnie più pericolose della città. James Dean, come avvenne per la precedente pellicola, si immedesimò completamente nel ruolo, interpretando in maniera convincente un adolescente sregolato e temerario dallo sguardo irrequieto, che risponde a monosillabi e fatica a interagire con la propria famiglia.

3. “You were the lowdown rebel if there ever was, even if you had no cause, James Dean, you said it all so clean”

Associando spettacolarizzazione e introspezione psicologica come veicolo di denuncia sociale, la pellicola affronta una serie di tematiche stratificate, tra le quali padroneggia il desiderio di ribellione dei giovani, che nel caso di Jim Stark è causato da un disagio sociologico: la generazione dei suoi genitori aveva conosciuto i conflitti mondiali e sognava un “ritorno alle origini”, mentre quella di Jim trova retrogradi questi ideali, che alimentano una nostalgia per un passato ormai scomparso. L’inquietudine interiore di Jim, esternata apparentemente senza ragione, mescola vitalità e istintività, simbolo delle ossessioni di un’intera generazione. Emerge così la solitudine dell’uomo moderno e le difficoltà della lotta dell’individuo, che si vede costretto ad adattarsi alla società. Anche l’avvicinamento tra Jim e Judy (Natalie Wood) non viene rappresentato come una storia d’amore, ma si tratta di un legame di reciproca comprensione, tra due individui incapaci di integrarsi nella società. L’uscita di Gioventù bruciata, che cadde un mese dopo la morte di Dean, rese immediata l’identificazione tra l’attore e il personaggio. In una società dominata dal puritanesimo, il giovane impulsivo che infrange le regole al grido di “Sogna come se dovessi vivere per sempre, vivi come se dovessi morire oggi” diventa il caposaldo del movimento di ribellione e coolness a cui verrà associato pochi mesi dopo Elvis Presley.

4. “Greta Garbo, and Monroe, Dietrich and DiMaggio, Marlon Brando, Jimmy Dean on the cover of a magazine”

Hollywood incoronò una nuova stella, capace di sopravvivere a più generazioni lasciando immutata la propria immagine. James Dean non colpì tanto per il senso di ribellione romantica legato alla sua biografia, quanto piuttosto per la sua poliedricità fatta di contrasti: la durezza del ragazzo di strada insofferente alle convenzioni borghesi contrapposto a una spiccata sensibilità, il machismo contrapposto alla presunta bisessualità. Il giovane con giubbotto rosso, t-shirt bianca e blue jeans diventò l’archetipo di chi come la Jackie di Lou Reed vorrà vivere velocemente.

5. “Just speeding away. Thought she was James Dean for a day”

La popolarità intergenerazionale di James Dean è dovuta anche ai diversi biopic televisivi incentrati su di lui, come James Dean, che fece ottenere a James Franco nel 2001 un Golden Globe, James Dean di Stephen McHattie (1976) e James Dean: Race with Destiny con Casper Van Dien (1997). Più popolare è il documentario di Robert Altman – allora agli esordi – The James Dean Story, uscito a due anni dall’anniversario della morte dell’attore. Ultimo in ordine cronologico, Life, che si concentra sugli aspetti intimi e privati celati dietro all’icona, allontanandosi dai canoni biografici. La regia di Anton Corbjin ricalca la prospettiva del fotografo Dennis Stock (Robert Pattinson), alle prese con un servizio su James Dean (Dane DeHaan) per “Life”, alla vigilia dell’uscita de La valle dell’Eden. Dean viene dipinto come una figura bizzarra e impenetrabile, che non accetta la manipolazione mediatica hollywoodiana, tuttavia ne emergono la fragilità, il senso di solitudine e l’insicurezza che, celata dietro all’arroganza, emerge solo nei momenti passati insieme alla famiglia e al fotografo, donando allo spettatore una versione inedita del divo.

“Essere un bravo attore non è facile. Essere un uomo è ancora più difficile. Prima che sia finito voglio riuscire a fare entrambe le cose”. A distanza di più di sessant’anni possiamo affermare, con un pizzico di malinconia, che ci è riuscito.

Daniela Addea

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